Scalare senza salire in cima

1 settembre 2017

Imparare la lingua dei gesti, cercando le strategie più efficaci per superare la parete con le proprie forze e guardare le cose da un punto più alto, sono un bel mezzo per accelerare la conoscenza di sé e dell’ambiente circostante. L’arrampicata su roccia è un ottimo “agente lievitante” nella relazione tra uomo e rischio.

Con l’arrampicata si sperimentano equilibri e recuperano i giochi di ragazzo, anche attraverso le sensazioni della pietra dura sotto le dita e l’odore della polvere della roccia che permangono a lungo. Un bel mezzo per acquistare familiarità con la variabilità dei contesti naturali. Tenere a bada la paura, gestendo i rischi, offre un’inaspettata ricchezza d’esperienze, di coscienza della vulnerabilità sempre di più addormentata.

 

Foto Isacco

Ritrovare il tempo

30 agosto 2017

Chissà perché i tempi dettati dall’efficienza del lavoro (e pure della scuola) debbono essere sempre di più trasportati in montagna.

Così ci priviamo della possibilità di ritrovare il tempo in uno degli ultimi spazi liberi a potata di mano, dove poter imparare dal muoversi in un luogo privo di certezze, con un processo senza fine, senza schemi e appassionarci cogliendo realtà, storie e sapori.

Meglio l’abbandono

26 agosto 2017

Perché non lasciamo in pace quel che resta delle case d’alpe abbandonate? Cessata ogni attività d’alpeggio, e quindi lo scopo per cui vennero costruite con sapienza, perché assistiamo a un’ostinata ricostruzione di case vacanza sopra i vecchi sedimi?

I denti della ruspa abbattono gli antichi muri a secco per far spazio al finto rustico contornato da staccionate e barbecue per grigliate con suino da discount. Perché le strade realizzate ad esclusivo uso agricolo debbono accogliere il transito motorizzato dei nuovi proprietari, vacanzieri del week end? Alla paccottiglia di nuove strutture, disconnesse e in conflitto con le forme dei luoghi, preferisco recinti di rovi, alberi che crescono tra i muri storti e fodere di muschio che ricoprono quel che resta dei tetti. Così le baite potranno tornare ad essere terra e roccia.

Meglio l’abbandono, che almeno preserva.

Bernina sud

22 agosto 2017

Per fortuna i vasti e dimenticati spazi del Bernina sud non sono avvelenati da ordinanze che regolamentano le dotazioni alpinistiche e da nudità dimostrative. La lunga e primitiva ascesa dal versante italiano è una salita preziosa, perfettamente adeguata all’incontro al di fuori dal tempo, in uno spazio preservato, non ancora interamente votato all’utile, al funzionale.

Grandi nubi lenticolari avvolgono la cima, sospinte da un vento fresco da nord. L’estate rovente ha ridotto l’estensione dell’esile cresta nevosa sommitale, sostituita da un crinale di diorite fratturata che affiora ormai con continuità sino alla vetta.

Bivacco

16 agosto 2017

Non serve allontanarsi troppo da casa per vedere luoghi diversi. A volte basta scegliere cammini inconsueti per fare in modo che spazi noti si mostrino sotto una nuova luce. Osservare la valle dal culmine di uno sperone roccioso, con centinaia di luci là in basso provenienti delle abitazioni aperte solo per pochi giorni d’agosto, attiva curiosità e stabilisce un contatto speciale con quel che ci sta attorno.

 

Sculture naturali

9 agosto 2017

Non è l’opera di un marmista, né di uno scultore, ma l’incredibile risultato dell’incessante lavorio del moto vorticoso dell’acqua nel corso dei secoli, con sabbia e ghiaia e ciottoli in sospensione, che ha agito come un tornio gigantesco.

Partendo da un piccolo invito o un punto debole della roccia il processo ha progressivamente innescato un’erosione circolare che ha moltiplicato esponenzialmente l’azione erosiva della massa liquida. Esplorare queste forme è una piccola ricerca di benessere, di immaginazione, che non necessita di nulla e ci ricorda che non c’è roccia che non abbia qualcosa da raccontare.

Badile spigolo nord

8 agosto 2017

Dopo questa traversata, dopo esserci bagnati sotto il temporale in Val Bondasca e asciugati al vento, essere rimasti stupefatti dall’arrampicata lungo lo spigolo del Badile e dalla lunga discesa dal versante italiano. Dopo aver visto e provato tante sensazioni sbalorditive, a tratti smisurate, forse comprendiamo qualcosa di più di noi stessi e di questa montagna.

Rinuncia

4 agosto 2017

Non sempre si arriva in cima. A volte capita di tornare sui propri passi, nel pieno della notte, alla luce della frontale. Quando non ci si sente in forma e le gambe non girano a dovere, trovare una via di fuga prima del punto di non ritorno aiuta a ripensare ad un diverso approccio alla salita e alle difficoltà.

 

Ricordo e ritorno al Pizzo Cassandra 3226m

1 agosto 2017

Con questo caldo il ghiacciaio soffre, numerose bédières dall’andamento tortuoso convogliano una gran massa d’acqua di fusione che improvvisamente si inabissa in profondi mulini.

Una giovane coppia si lega alla mia corda. I genitori di lei salirono in vetta al Cassandra una quarantina di anni fa. Il ricordo potente e indelebile tramanda ai figli il desiderio di tornare per percorrere creste e ghiacciai. Così si conserva una memoria condivisa, fondata su un luogo reale, scandagliato con tutti i nostri sensi nel corso della scalata.

Larici e fulmini

31 luglio 2017

I tronchi contorti di due vecchi larici colorati dai licheni e bruciati dai fulmini aiutano a ricordare quanto siamo sbrigativi nell’osservare le cose e troppo spesso incapaci di  cogliere i mille particolari che consentono di trovare una reale intimità con i luoghi attraversati.