Interagire con il granito allo Spigolo Vinci al Cengalo

12 agosto 2018

Qui la montagna non è solo da vedere. Salire la via capolavoro del grande esploratore, geologo e alpinista, ci fa interagire con il granito, percorrendo spigoli, diedri, lame e fessure, in un rapporto diretto che nasce dal fare non solo dal guardare.

Nessuna apparenza alla Punta Sertori 3195m

9 agosto 2018

E’ assai difficile descrivere la moltitudine di sensazioni e immagini colte durante una salita in quota lungo le creste granitiche del Masino. Qui abbiamo visto, ascoltato, assaporato, sentito e toccato tante cose differenti.

Mille luci, temperature, nuvole, suoni, pioggia e animali ci hanno accompagnati dall’inizio alla fine. In fondo l’arrampicata non è che una parte dell’esperienza. E’ forse per questo che il bello dell’alpinismo (autentico) sta nel non essere riconducibile alla sola apparenza?

 

Il grande libro di pietra

6 agosto 2018

Il grande libro di pietra focalizza l’attenzione, risveglia sensazioni, favorisce l’esperienza e la condivisione delle ispirazioni.

#LaulaMiglioreE’fuori

Bernina di mezza estate

2 agosto 2018

Bellezza: “qualità che sa appagare l’animo attraverso i sensi, facendosi in tal modo oggetto di meritata contemplazione”.

Quassù è sufficiente aprire lo sguardo, migliorare la propria sensibilità e mettersi in connessione con quello che ci circonda. Basta lasciarsi cogliere dallo stupore.

 

Pizzo Roseg 3936m

1 agosto 2018

Non è un quattromila e per questo se lo filano in pochi. La via comune italiana ha un sapore himalayano, quasi una maratona tra i ghiacciai dimenticati del Bernina sud, che sale sino a congiungersi con l’aerea cresta Nord Ovest che si stacca dalla sottostante Vadret da Tschierva.

“E’ forse la più bella vetta del gruppo del Bernina, imponente e armoniosa da qualsiasi punto di vista la si osservi” – Guida dei monti d’Italia CAI TCI – BERNINA

 

 

Incontri singolari mentre si sale al rifugio più alto di Lombardia

1 agosto 2018

Pare che i piccoli ragni che vivono in condizione estreme sulla superficie dei ghiacciai sfruttino i venti termici per raccogliere gli insetti trasportati dalle brezze provenienti dal fondovalle. Così non hanno nemmeno bisogno di tessere la tela.

Un altro campione di adattamento è il ranuncolo dei ghiacciai. Sulle “roccette” della Marco e Rosa, tra i 3200 e 3600 metri di quota, popola le cenge, infischiandosi degli alpinisti distratti e ansimanti.

Sole e tempesta sulla “Corda Molla” al Disgrazia

21 luglio 2018

Non c’è tempo per fermarsi a scattare foto di vetta, nubi scure avvolgono rapidamente la montagna. Passiamo subito le corde nell’anello di calata fissato al bivacco sotto la cima. Dieci “doppie” da venticinque metri ci depositano nell’alto bacino di accumulo del ghiacciaio del Ventina. Il temporale proveniente da ovest passa velocemente e ora investe le montagne attorno al Bernina. Improvvisamente il sole torna ad illuminare la grande crepaccia terminale che ci separa dalla riconquista della dimensione orizzontale. Così l’alpinismo ci denuda e ci ricorda umiltà e bellezza della nostra condizione. Per i Nativi americani rocce, ghiaccio, luci, nuvole e tempesta non sono solo ciò che sembrano, ma sono anche degli spiriti di cui occorre guadagnarsi la protezione o quanto meno non offendere mai…

Illusioni a motore

18 luglio 2018

Dovrebbe essere scontato ripetere che il solo modo appropriato per frequentare certi spazi della montagna non ancora raggiunti da strade o impianti di risalita consiste nel percorrerle a piedi. Camminare rafforza la conoscenza e mette appetito, occasione splendida per rendere più interessante le proposte gastronomiche estive sparse un po’ ovunque sulle montagne. Muoversi con le proprie gambe accende un piccolo sforzo personale, che agevola il contatto con quello che incontriamo. Eppure ogni qual volta si stigmatizza l’utilizzo di vari mezzi a motore per divertimento, sport o svago (non per soccorso o lavoro naturalmente) si alza la cantilena dei difensori dei diritti di tutti di poter godere del piacere delle alte quote. Non serve ricordare che esistono 8214 impianti di risalita sulle Alpi che già permettono di portarsi in alto, ovunque e senza sudare. Così si dimentica che il piacere di questi luoghi scaturisce da una buona dose di solitudine, dalla fatica per raggiungerli, dal silenzio. Non comprendere il senso di questo benessere, togliendo ogni sforzo alla salita, significa nutrirsi di finzione e pura illusione, perdendo ogni senso della misura e, alla fine, una grande occasione.

 

Conoscenza di prima mano alla Est del Rachele

15 luglio 2018

Osservati dall’alto i tre laghi turchese spiccano tra le sassaie rugginose del Sassersa. Lungo la via incontriamo un solo chiodo storto, qualche gracchio, nessun umano.

Tratti di roccia ruvida e solidissima si alternano a sezioni più articolate.

Queste salite dimenticate attivano una conoscenza di prima mano, dove occorre trovare la via, darsi del tempo e sapere indugiare dentro la montagna, immedesimandosi nello spirito dei primi salitori.

Sàs di durt o la mole?

7 luglio 2018

Per gli alpigiani è il “sàs di durt”, i primi salitori all’inizio degli anni ’80 la indicarono come “la mole”. E’ la compatta parete alta circa sessanta metri solcata da una netta fessura che si affaccia sopra gli alti pascoli della Val Poschiavina.

Camminare un paio d’ore per salire poche lunghezze di corda, di difficoltà “classiche”, tutte da proteggere, con la presenza di qualche lama e spuntone mobile da maneggiare con cura, non costituisce grande richiamo per la maggior parte degli arrampicatori.

Luci, forme, stile d’arrampicata, isolamento e sguardo sui ghiacciai del Bernina restituiscono nondimeno una giornata tutta da ricordare!

p.s. al rientro fermatevi alle lillipuziane case dell’alpeggio dove potrete acquistare a buon prezzo un formaggio favoloso!