Appennino Settentrionale

19 gennaio 2018

Vento teso da Ovest, colline, luce, arenaria, campi arati. Boschi di carpini, centinaia di pioppi e giovani castagni dritti schiantati dal gelicidio di inizio inverno. Ovunque i segni sul terreno di caprioli, daini e cinghiali.

Più alpino delle Alpi?!

Neve incertezza e altre cosucce

18 gennaio 2018

Confesso che ho perso completamente il contatto con le ultime novità tecniche e i materiali proposti per lo scialpinismo. Ho visto in edicola una recente guida all’acquisto spessa come un vecchio elenco telefonico, ma non ha trovato spazio nella borsa della spesa.

Mi ha invece incuriosito un articolo pubblicato dall’American Avalanche Institute, dove si analizzano diversi aspetti legati al “fattore umano”, da cui si ricava che essere “esperti” nella tecnica e nelle scienze della neve automaticamente non ci trasforma in esperti nei processi decisionali.

Ho poi provato a ridisegnare, adattandolo, un grafico scovato in rete che descrive le “tre fasi dell’esperienza” che mi ha particolarmente colpito.

 

Inverno al Ciàn de la Lòp

13 gennaio 2018

Percorrere d’inverno il Ciàn de la Lòp fa sentire la neve e le sue innumerevoli variazioni che mai che si ripetono uguali.

Il nome deriva dalle scorie di ferro (localmente chiamate Lòp) che si rinvengono nella piana oltre Chiareggio (poi travisato in Pian del Lupo), che costituiscono il prodotto residuo di antichi forni di fusione che sfruttavano i giacimenti metalliferi della zona.

Piccoli larici e betulle contornano la traccia ancora in ombra, mentre in alto il Plattè di Vazzeda e lo spigolo Gervasutti alla Cima di Valbona sono inondati di sole.

 

Piegamento e distensione!

11 gennaio 2018

Sono diventato maestro di sci alla fine degli anni ’80, con gli sci lunghi e stretti. Il testo tecnico di allora portava ancora la firma del gran capo degli istruttori Hubert Fink.

Piegamento e distensione erano un vero e proprio mantra che scandiva la vita dello sciatore, principiante e provetto, dalla virata a spazzaneve, dove si iniziava precocemente ad appoggiare il bastoncino combinandolo ad un’energica e plateale distensione verso l’alto, sino al raggio corto sul ripido, dove ci si piegava e distendeva come molle.

Non era semplice cambiare direzione e solo attraverso la “distensione”, con conseguente alleggerimento del carico sotto ai piedi, era possibile curvare, indirizzando gli sci verso una nuova traiettoria. Ricordo la perfetta esecuzione delle discese nei diversi archi di curva richiesta ai corsi esame, quasi un’ossessiva ripetizione di esercizi codificati sin nel dettaglio che non lasciava molto spazio all’interpretazione personale.

Forse anche per questo l’insegnamento secondo i canoni in uso non mi ha mai interessato molto, preferendo l’attività decisamente più libera e creativa legata al lavoro di guida alpina. Negli ultimi anni, con l’arrivo degli sci corti e sciancrati, tutto è diventato più semplice e quel vecchio movimento in verticale è praticamente scomparso dalle piste battute: con una semplice azione di “guida” dei piedi è possibile far cambiare direzione agli sci!

Quel che importa è che la perfezione, l’ordine e la sicurezza dei moderni attrezzi non arrivi a cancellare il piacere dell’utilizzo del corpo, privandolo della possibilità di sperimentare con consapevolezza un po’ di avventura, utile ad espandere le nostre potenzialità e conoscere i propri limiti. Sono convinto che sciare non sia solo un divertimento, ma un’occasione privilegiata per visitare la montagna d’inverno, dove la tecnica diventa un semplice mezzo per muoversi in silenzio, utile a conoscere gli ambienti naturali, evitando che diventino in misura crescente solo qualcosa da guardare e, in fondo, da ignorare.

Cascata Castello

5 gennaio 2018

Quale neve?

5 gennaio 2018

La voce della natura è sempre incoraggiante

31 dicembre 2017

Con ‘l rémol di stamane (disgelo improvviso) è meglio evitare le cascate dentro canali e colatoi. Puntiamo quindi alla classica Zocca, un bel salto ghiacciato che prende forma da una piccola sorgente, dall’alto della roccia che sostiene l’omonimo piccolo alpeggio abbandonato.

Collaudare la cordata padre-figlio su un terreno effimero come il ghiaccio è una prova interessante, considerando che a volte vien meno la paziente attenzione che di solito si rivolge al “cliente” e che la confidenza con il pargolo non sempre favorisce un’efficace trasmissione delle informazioni.

L’esperienza è riuscita, a conferma che la voce della natura è sempre incoraggiante, utile a preparare ad avere un’adeguata fiducia e ad insegnare di cosa avere paura.

Snowflake Man

30 dicembre 2017

Il più attento osservatore della neve di tutti i tempi non fu uno scienziato ma un agricoltore. Wilson Bentley, di Jericho nel Vermont (meteo odierno: -13 °C, vento NO a 2 km/h, umidità 63%), fu il primo uomo al mondo a fotografare la neve attraverso un microscopio. Per quasi mezzo secolo catalogò migliaia di cristalli di neve, ognuno diverso dall’altro. Con il suo libro Snow Crystals (1931) entrò a far parte del consesso scientifico mondiale. Grazie Andrea per lo splendido regalo!

“Vide nei fiocchi di neve quel che altri uomini non seppero vedere, non perché non potessero farlo, ma perché non ebbero la pazienza e l’intelligenza per cercare”.

A tutti i compagni di cordata

30 dicembre 2017

Ombre lunghe e curve speciali al Sasso Bianco 2490m

18 dicembre 2017

Percorrere la montagna bianca in queste brevi giornate di dicembre significa prendersi un intervallo perfettamente sgombro di pensieri. La luce inonda lo spazio, ma conserva le nostre ombre lunghe mentre scivoliamo su un fondo quasi portante ricoperto da pochi centimetri di brina di superficie o di neve soffice che rendono speciale ogni curva, tra dossi, radure e vecchi alpeggi.