Archivi per la categoria ‘stop eliski ed elialpinismo’

Líberati dalla noia

martedì, 28 febbraio 2017

La noia, si sa, è funzione della mancanza di consapevolezza. La noia produce insoddisfazione permanente, inquietudine, impulso continuo per passare ad altro, alla nuova moda del momento, con l’illusione di poterla sconfiggere.

Così lo sciatore annoiato, incapace di cogliere tutte le cose sorprendenti che popolano i luoghi rari che va frequentando, li banalizza, raggiungendo le vette in elicottero, distruggendo in un attimo la loro atmosfera preziosa. Perché allora non dimostrare a noi stessi, prima che agli altri, che è possibile frequentare i pochi luoghi rimasti lontani dal rumore, con i mezzi più semplici, come i piedi, le gambe e il cuore? Forse solo così si potrà scoprire quell’armonia che il fugace trasporto aereo rende invisibile.

Solo sentendo la Terra sotto ai piedi possiamo entrare in un rapporto vivo con i luoghi, per consentire il ricordo e, perché no, un miglior ritorno. Sappiamo bene che colonne d’auto intasano le strade di fondovalle e il mondo intero è travolto da aggressioni ben più gravi di qualche svolazzo. Questo non può essere l’alibi, la magra giustificazione all’utilizzo per divertimento del motore in montagna ma, al contrario, rafforzare l’invito a muoversi leggeri negli spazi alti, aperti alla silenziosa scoperta della montagna.

Nella foto: giovani scialpiniste e gruppo in partenza dalla capanna Marinelli al Bernina

Eli-degrado

venerdì, 25 novembre 2016

Ho tra le mani la carta che riporta le possibili aree d’atterraggio per lo sbarco degli elisciatori in Provincia di Sondrio.

Pare sia il prodotto ufficioso redatto dalle società d’elicotteri e da alcune guide alpine, in corso di approvazione da parte degli enti provinciali, una sorta di codice d’autoregolamentazione, in mancanza di norme specifiche, che individua zone meno sensibili, dove poter volare ed atterrare per finalità ludico-sportive. Da un lato potrebbe sembrare un passo avanti, per la “conservazione” della montagna, ispirato al modello svizzero. Se si osserva però l’elenco delle aree di atterraggio situate a un’altitudine superiore a 1100 m utilizzate per sport e attività turistiche, quelle autorizzate per l’intera Confederazione Elvetica sono quaranta, mentre in Valtellina se ne concentrerebbero oltre sessanta (senza contare l’area di Livigno). Quattro in Engadina, contro ben ventuno individuate nella sola Valmalenco!

Una foglia di fico che non nasconde l’assalto seriale in atto, soprattutto ad opera di tour operator stranieri cui è impedito il volo a casa loro, che non ostacola l’annientamento dei pochi spazi integri che ci rimangono, in contrasto con ogni altra forma di frequentazione silenziosa della montagna. L’area di atterraggio e l’osceno corridoio di discesa individuato sulle pendici del Disgrazia, nel suo angolo più remoto e meno conosciuto, presso il ghiacciaio di Cassandra, costituisce l’emblema perfetto di questa criminosa insensibilità verso le nostre montagne.

Se sembra vano ogni tentativo di mobilitazione presso i “portatori di interesse” (gran parte delle guide e sezioni del CAI), val la pena ricordare agli aspiranti sciatori elitrasportati che scansando la salita si illudono di conquistare un momento di libertà, mentre non fanno che replicare l’oppressione che vivono ogni giorno.

Utilizzare la sola energia dei propri muscoli per raggiungere luoghi speciali significa alleggerire le pressioni, allontanarsi dalla routine e far cadere la maschera di ognuno. Ricordiamoci che lasciamo la città per sfuggire al rumore, alla sedentarietà, per ritrovare emozioni elementari sempre più rare, per percepire il lavoro dei muscoli, il sudore e la bellezza dei luoghi meno accessibili, per riprendere il fiato ed affinare i sensi.

elipiazzole

Un raduno per la montagna – no eliski in Valmalenco né altrove sulle Alpi

martedì, 3 febbraio 2015

 

Ecco come è andata…

La Provincia – pagina montagna 7 febbraio 2015

Corriere della Sera 4 febbraio 2015

la Repubblica 02-02-2015

Il-Giorno-02-02-2015

La-Provincia 02-02-2015 prima

La-Provincia 02-02-2015 interno

Touring Club Italiano

MountCity 1

MountCity 2

Uffingtonpost.it

Gognablog1

Gognablog2

Gognablog3

Montagna tv

Comunicato stampa CAI Valtellinese

VTM 1

VTM 2

VTM3

VTM4

 

 

 

 

No eliski in Valmalenco (né altrove sulle Alpi)

mercoledì, 28 gennaio 2015

Domenica 1 febbraio 2015 ci ritroveremo a risalire a piedi dal fondovalle sino agli storici campi da sci di Arcoglio e al Sasso Bianco. Non è importante salire alla vetta, è importante esserci. Per mostrare il volto possibile della nostra montagna, per assaporarne il tempo e il silenzio, per testimoniare quanta importanza ha quest’ultimo frammento di integrità che risiede in alto, la reale nostra ricchezza, che ormai scarseggia e diventa ogni giorno più preziosa. Forse il territorio può ben restare al passo con la modernità semplicemente intercettando il disperato bisogno di “tirare il fiato” dedicandosi a una frequentazione leggera e attenta di questi luoghi, dettata da una vita sempre più frenetica, caotica e disumana. Al centro siamo noi, senza colpevolizzare nessuno, senza ergersi a giudici, ma testimoniando che siamo tutti responsabili delle nostre azioni e di quello che lasceremo in dote a chi verrà dopo, stimolando, se possibile, la riflessione di ognuno. Michele Comi guida alpina

Per informazioni e logistica leggi qui

 

Stop eliski ed elialpinismo

mercoledì, 1 febbraio 2012

Nel mio lavoro di geologo e di guida alpina utilizzo spesso l’elicottero. Questo straordinario mezzo volante ha enormemente alleviato le colossali fatiche dei montanari di un tempo e ha cambiato la vita di chi vive e lavora in montagna. Ricordo bene, a metà degli anni ‘70, quando il primo luccicante Alouette rosso, pilotato dal mitico Ueli Bärfuss, una sorta di barone rosso elvetico, raggiunse per la prima volta nella storia il rifugio Bignami in alta Valmalenco (allora gestito dai miei nonni) depositando a terra una grossa rete carica di ogni ben di dio. Da allora muli, cavalli e bipedi da soma andarono in pensione, così come le ardite squadre del soccorso alpino, ormai quasi completamente sostituite dall’eli-soccorso, una struttura perfezionata al punto da diventare una vera e propria task force d’eccellenza, capace di interventi rapidissimi anche nelle situazioni più difficili, e così efficace da far pensare che a volte sia meglio farsi male in montagna piuttosto che su una strada trafficata di fondovalle. Non va poi dimenticato l’aiuto che viene dall’alto in tutte le attività di controllo, sorveglianza e monitoraggio geologico e ambientale, e più in generale in tutti i lavori di messa in sicurezza dei versanti e di supporto all’agricoltura e zootecnia di montagna. Sull’onda dell’entusiasmo e della crescente disponibilità degli aeromobili, si è poi cominciato ad utilizzarli anche nelle attività turistiche-sportive-alpinistiche. Io stesso in passato vi ho fatto ricorso in più di un’occasione, soltanto nella mia attività professionale di guida, per raggiungere l’attacco di alcune vie d’arrampicata. Lo utilizzavo in sordina, con un solo cliente, quando l’elicottero era già di passaggio in zona per altri lavori, nei giorni feriali e per raggiungere pareti un po’ fuorimano, evitando con cura le salite più gettonate per non infastidire chi si era sudato un lungo avvicinamento dal fondovalle. Che male c’è, mi son sempre detto. Sto lavorando come tanti altri, non infrango nessuna regola, ho quindi pieno diritto di volare. Sono le feste d’alpeggio d’agosto con annesso elitrasporto di massa piuttosto che le benedizioni di croci e steli di vetta con mille rotazioni che realmente fan danno! Mi son cullato in questa finta convinzione per un po’, nella certezza che le vere attività impattanti e devastanti fossero ben altre: le cave che, imboccata la disastrosa via dell’industria e del mercato globale anziché quella dell’artigianato di pregio, fanno letteralmente a pezzi le nostre montagne; le attività speculative immobiliari, che consumano gli ultimi brandelli di suolo della mia valle; lo sfruttamento indiscriminato dei residui rivoli d’acqua a scopo di… lucro idroelettrico, simbolo ipocrita di energia pulita nonostante l’apporto infinitesimale al fabbisogno energetico del Paese; le pessime strade agrosilvopastorali che sono state costruite dappertutto, in realtà strade di servizio alle seconde case, mascherate da rotabili di supporto ad un’ormai inesistente attività d’alpeggio. Ora mi rendo conto di essermi sbagliato. Per poter sostenere con convinzione le proprie idee fino in fondo, alcuni comportamenti, seppur simbolici e non sostanziali, sono importanti. Per questo non credo sia più ammissibile salire su un elicottero per finalità alpinistiche o sportive. 
Le strade e le strutture impiantistiche esistenti lungo le Alpi sono già uno splendido aiuto per facilitare gli avvicinamenti; oltre esse, la sola energia da impiegare è quella dei nostri muscoli! Solo in questo modo potrò andar fiero nel sostenere che le montagne della Valmalenco e del Masino sono così belle e preziose perché agli occhi dei moderni frequentatori dei luoghi alti appaiono uguali a come le videro, 150 anni orsono, i viaggiatori inglesi inventori dell’alpinismo! Naturalmente sarò sempre grato al mezzo volante ogni qual volta dovrò monitorare una frana, approvvigionare un rifugio o svolgere qualsiasi attività a supporto della collettività e a tutela delle persone … Michele Comi guida alpina