Archivi per la categoria ‘racconti – articoli – commenti’

In montagna d’inverno

lunedì, 20 novembre 2017

Facilitatore d’esperienze in montagna

lunedì, 13 novembre 2017

Trovare nuovi stimoli per rendere il proprio lavoro affascinante, oltre che efficace, è una ricerca irrinunciabile. Per questo ho dedicato il 2017 a un percorso distribuito nell’arco di un anno per educatori e formatori basato sulla metodologia esperienziale, strumento privilegiato per facilitare l’apprendimento TET – TRAINING EXPERIENTIAL TRAINER.  Un percorso intenso, che ha scandagliato a fondo la filosofia dell’apprendimento esperienziale, che trova negli ambienti naturali, e nella montagna in particolare, un vasto mondo di potenzialità inesplorate, dove nuove chiavi di lettura e consapevolezze diverse potranno essere impiegate per rieducare all’ascolto e a sensibilità perdute.

Per questo andrò sempre di più a svestire i panni dell’ammaestratore tecnico, guida, o tenutario della scienza, da sostituire con il più adatto: facilitatore d’esperienze in montagna.

 

Alla ricerca delle “trone di preda soprafina” del Crap di Giümelin in Valmalenco

domenica, 5 novembre 2017

Conoscere lo spazio in cui si vive è l’unico potente antidoto contro chi vuol manipolare il paesaggio. Attraversiamo estese “gande” glaciali millenarie e attacchiamo il versante meridionale del Monte dell’Amianto, non lontano dal più noto Pizzo Cassandra. Il canale d’accesso è ripido, ricoperto di rocce rotte. Prendiamo quota, superando alcuni diedri rocciosi con passi d’arrampicata sino al III grado. Sembra impossibile, ma i cavatori e tornitori di pietra ollare (cloritoscisto) secoli fa salivano sino ai luoghi più inaccessibili, tra pareti a strapiombo, per ricercare la pietra migliore. A 2600m metri raggiungiamo il grande macigno in equilibrio detto “l’aquilone”.

Attorno, seminascoste da piccole frane, si aprono le cavità scavate dal sudore di uomini tenaci, con diverse scritte ed epigrafi, la più antica riporta la data 1560! Perlustriamo gli stretti cunicoli, decorati dai segni degli utensili, senza nessuna traccia di fori d’esplosivo.

Trovare l’accesso ed esplorare le misteriose e antiche cavità estrattive, indugiare e osservare ogni segno sulla montagna, crea un’intimità con i luoghi che difficilmente si ritrova nelle più quotate salite alpinistiche.

Note: grazie a Tommaso Vedovatti, cultore della Val Giumellino, per le preziose indicazioni!

Approfondimenti utili: “Segni di antiche attività in Valmalenco” di Silvio Gaggi.

L’abilità tecnica può bastare?

martedì, 17 ottobre 2017

L’abilità tecnica e manuale dell’alpinista è una condizione necessaria per muoversi in montagna. Correttamente proliferano i corsi per imparare a fare qualsiasi cosa: come legarsi, come salvarsi, come salire, come cadere..

La sola tecnica, se non completata da un’affascinata curiosità, può però atrofizzare la capacità di riconoscere e comprendere quel vasto mondo d’incertezze rappresentato dalle montagne.

 

Vecchie case che salvano le storie

domenica, 8 ottobre 2017

Nessun depliant turistico, nessuna guida (cartacea o in carne ed ossa) invita ad ascoltare case, frazioni o alpeggi abbandonati. Eppure la Valtellina è piena di vecchi nuclei lasciati senza cure, distribuiti e nascosti tra i boschi del fondovalle e mimetizzati tra le rupi dei pascoli alti.

Il soffitto in pietra a volta annerito dal fumo, l’armadio a muro colmo di bottiglie vuote e un vecchio cappello sgualcito appoggiato sulla panca, sanno raccontare molto più di tanti libri. Il focolare secolare posto al centro della stanza parla degli uomini e del loro sedersi attorno a cercare il caldo. Muri e suppellettili sono ancora lì, solo gli uomini sono soffiati via. Così le voci delle case abbandonate salvano le storie.

Sperimentare l’autenticità

sabato, 7 ottobre 2017

Sperimentare qualcosa di autentico significa far nascere le montagne nella nostra mente attraverso il potere dell’osservazione e i doni dei sensi, dall’esperienza diretta dei corpi, prima ancora d’aver letto, assemblato appunti, registrato video e “selfie”.

Quanto è importante sapere perfettamente dove ci troviamo?

lunedì, 18 settembre 2017

Quanto è importante sapere perfettamente dove ci troviamo, mettere una x su una rete di coordinate, mentre ignoriamo quel che abbiamo intorno concretamente? Condurre un’escursione o una scalata seguendo pedissequamente una serie di punti su una carta o su un display equivale a sfogliare le pagine di un libro senza leggerne nemmeno una parola.

Potremmo sostenere di aver passato le pagine tra le dita, il che potrebbe pure essere di una certa utilità, ad esempio quando occorre raggiungere o fuggire da luogo più in fretta possibile, ma in questo modo potremmo dire di aver compreso il racconto e quindi il significato della nostra salita?

Conoscenza di prima mano

sabato, 16 settembre 2017

Più aumenta la conoscenza, più si infittisce la quantità di elementi misteriosi che combinati assieme regolano le leggi della natura. Per questo è sempre azzardato dispensare certezze su come e quando muoversi in montagna. L’unica cosa indubitabile è che la conoscenza di prima mano richiede tempi lunghi, senza punti d’arrivo definitivi, insomma praticamente antitetici rispetto alle pretese senza respiro della vita moderna.

 

Programma arrampicata d’autunno – Riserva naturale Val di Mello

mercoledì, 13 settembre 2017

Scalare senza salire in cima

venerdì, 1 settembre 2017

Imparare la lingua dei gesti, cercando le strategie più efficaci per superare la parete con le proprie forze e guardare le cose da un punto più alto, sono un bel mezzo per accelerare la conoscenza di sé e dell’ambiente circostante. L’arrampicata su roccia è un ottimo “agente lievitante” nella relazione tra uomo e rischio.

Con l’arrampicata si sperimentano equilibri e recuperano i giochi di ragazzo, anche attraverso le sensazioni della pietra dura sotto le dita e l’odore della polvere della roccia che permangono a lungo. Un bel mezzo per acquistare familiarità con la variabilità dei contesti naturali. Tenere a bada la paura, gestendo i rischi, offre un’inaspettata ricchezza d’esperienze, di coscienza della vulnerabilità sempre di più addormentata.

 

Foto Isacco