Cari amici, la primavera è arrivata, repentina come il soffio d’aria calda e potente che sta rapidamente fondendo la residua neve invernale.
E’ tempo di mettersi con la faccia alla roccia e tornare in parete. Mic
Quando nel 2004 inventammo il Melloblocco, come sottotitolo sulle locandine dell’evento venne scelta la frase: raduno internazionale di sassisti. Allora fu del tutto naturale associare a questa semplice formula – fatta di granito e natura potente, poi rivelatasi vincente – il richiamo ai sassisti. Perché, seppur dopo un quarto di secolo, lo spirito del neonato meeting della Val di Mello ci parve in gran sintonia con l’intuizione “sassista”.
Dare ascolto a quelle giovani generazioni, che cominciavano ad uscire in massa dalle climbing room metropolitane, utilizzando il gioco arrampicata sui massi, ci sembrò un buon motivo per spingere il collegio delle Guide lombarde a supportarne le prime tre edizioni, con la convinzione che ciò potesse costituire una sorta di viatico per attivare un contatto consapevole con la natura e le più alte montagne.
Ormai siamo vicini all’ottava edizione. In questi anni tanti ragazzi si sono avvicinati al bouldering; qualcuno ha iniziato a scalare proprio grazie ai massi, per altri è l’unico terreno di gioco verticale, altri ancora lo miscelano con sapienza alla falesia e alla montagna. Ma tornando al “sottotitolo”, quanti del giovane e colorato popolo del Melloblocco conoscono l’origine e il significato del termine sassista?
Il nome nasce dall’epopea e dalla sua storia del “Nuovo Mattino”, e in particolare all’esperienza di quell’avanguardia rappresentata da un gruppetto di giovani arrampicatori di Sondrio. Nei primi anni ’70 del secolo scorso quei ragazzi (al secolo Popi Miotti, Paolo e Gianpi Masa, Jacopo e Guido Merizzi, Antonio Boscacci, Ermanno Gugiatti, Francesco Boffini, Giovanni Pirana…) cominciarono a inanellare una serie di scalate di prim’ordine nei gruppi Badile e Bernina.
Con gran semplicità, rapidità ed efficacia e non poco spirito di avventura, andarono a ripetere le salite codificate a quel tempo come estreme. Contestualmente, poi, furono i primi a dedicarsi all’arrampicata sulle strutture di fondovalle e sui massi per il puro piacere di farlo, per la ricerca del gesto e anche del contenuto sportivo dell’arrampicata: tutte azioni assolutamente distanti dal verbo alpinistico della “conquista della vetta” in voga in quegli anni.
Tutto ciò, naturalmente, creò non poco scompiglio negli ambienti conservatori del CAI dell’epoca. Così, nel 1976, fu indetta una tavola rotonda dalla sezione Valtellinese del CAI per analizzare queste “inquietanti” derive dell’andar per monti. Fu allora che un alto esponente del Club si rivolse duramente a uno dei giovani nuovi arrampicatori presenti dicendo: “Queste cose che fate non dobbiamo farle passare per alpinismo, questo è sassismo…”.
Da allora, fieramente, i ragazzi di Sondrio si definirono i sassisti. Continuarono le loro incursioni “dissacratorie” passando dai massi, alle pareti selvagge e, curiosamente, pur disponendo di poche informazioni, rivelarono una gran somiglianza con i giovani arrampicatori di altre realtà geografiche molto distanti.
Tra il ’76 e l’ 84 i sassisti esplorarono l’intonso e sterminato parco boulder della Val Masino, salendo le linee più accessibili ed estetiche ma anche alzando l’asticella della scala delle difficoltà. Era un’esperienza del tutto nuova, una piccola grande rivoluzione che contribuì ad aprire la via a tutti i climbers del futuro…
testo: Michele Comi
vedi articolo completo di foto e dida di Popi Miotti
I nuovi e interessanti luoghi di tutela approvati di recente in vaste zone della Valtellina e non solo (SIC siti di interesse comunitario e ZPS zona di protezione speciale) sono sicuramente un passo avanti per la conservazione dei luoghi alti. Non del tutto convincente è la possibile applicazione di alcuni divieti che potrebbero interessare lo scialpinismo e l’arrampicata. Il basso impatto delle pratiche alpinistiche, paragonato a tutto il resto, non può che rafforzare il detto biblico della pagliuzza e della trave…Mic (servizio RAI 2 al minuto 23’ e 19’’)
Tra i vari sistemi per rimanere in forma con l’arrampicata, il bouldering è a mio avviso quello più divertente ed efficace. Bastano infatti un paio d’ore d’esercizio per una buona dose di “tirate” di dita, avambracci e bicipiti, condite con un necessario impegno tecnico per posizionare correttamente i piedi e gestire i movimenti. Un allenamento molto specifico e motivante, che ti consente di sceglier la giusta intensità di fatica a seconda dell’umore e della motivazione del momento. Mic
“La nostra immaginazione stupisce se guardiamo alle montagne come a monumenti del lento lavorio di immense forze della natura nel corso di innumerevoli millenni”. Leslie Stephens 1871.
In un epoca in cui ancora prevaleva la visione biblica e creazionista del pianeta, le parole del critico letterario, filosofo e alpinista britannico, padre di Virginia Wolf e primo salitore del monte Disgrazia, appaiono straordinariamente moderne. E’ incredibile il lavoro dell’acqua che, mulinando incessantemente per secoli, ha realizzato la scultura che vedete nella foto, lungo l’alveo del torrente Cormor. Mic
Larix Park – Livigno
Confesso che ero un po’ prevenuto riguardo a questo parco avventura e me lo immaginavo inserito a pieno titolo tra i cosidetti “non luoghi”, pensando ad uno spazio non identitario, né relazionale, tantomeno storico….Una sorta di piccolo “divertimentificio” tipo mirabilandia o acquafan di montagna. Il lariceto in cui è immerso invece lo contraddistingue e viverlo da una prospettiva diversa, dall’alto, assieme ai bambini è decisamente una bella esperienza…Mic
Semplice, funzionale, leggero, resistente e durevole, bello da vedere e da indossare. Queste sono le caratteristiche di un capo d’abbigliamento da utilizzare in montagna. Non è facile districarsi nella pressoché sterminata offerta di prodotti più o meno tecnici dedicati alla montagna e all’outdoor. Da tanti anni ormai ho fatto una scelta votata alla semplicità: pochi capi essenziali e durevoli. Patagonia sposa alla perfezione questa filosofia d’utilizzo. Per tutte le salite alpine trovo perfetto il guscio esterno Stretch Element Jacket, con i calzoni Stretch Element Low Bibs o i più leggeri Alpine Guide Pants. Sotto indosso il pratico e multiuso capo isolante R1® Pullover, mentre per l’intimo non posso più fare a meno dei capi in lana merino (maglietta e calzamaglia). In fondo allo zaino lascio sempre il piccolo, leggero ma molto caldo, capo in piuma d’oca Down Sweater. Michele Comi
Nell’italico paese di santi, poeti e navigatori è assai raro far spazio alla montagna sui media generalisti. Ieri è successo qualcosa di inaspettato sul TG delle venti, la domenica sera sulla rete ammiraglia RAI….
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b8c9af92-7732-4f32-b47c-64ba3fc98145.html?p=0 (al minuto 28)
KARIMABAD, Pakistan — Stamane un giovane barbuto caronte pakistano ci ha traghettati attraverso il lago creato dalla frana. E’ difficile descrivere a parole l’esperienza vissuta: tutto qui è così gigantesco eppure così effimero.
La rudimentale asta idrometrica in legno fissata sulla riva indica che il livello dell’acqua si è alzato in due giorni di circa 60 centimetri. Siamo una dozzina, tra ricercatori e hunza, diretti oltre il lago, una decina di chilometri più a nord.
La bagnarola in lamiera che ci trasporta oscilla in modo preoccupante, spinta in avanti da un piccolo motore fuoribordo. La navigazione ci consente di osservare i versanti che insistono sul lago da ambo i lati della valle. Grandi pareti di rocce deformate, incise da filoni feldspatici, si immergono a picco nelle acque.
Il carattere massivo di queste rocce è confortante, riduce infatti la possibilità che ulteriori masse instabili possano franare nel lago innescando un effetto Vajont. Ma le montagne si innalzano altissime e noi ne osserviamo solo una modesta porzione basale.
Ad un tratto la Karakorum Highway emerge dalle acque. Due grandi villaggi sono semi sommersi, albicocchi e ciliegi in fiore spuntano dall’acqua come grandi mangrovie. Dopo 45 minuti approdiamo e riappare il fiume immissario.
A Gulmit, villaggio vicino incontriamo Sher Wali, il tecnico Focus che si occupa del monitoraggio delle portate in ingresso. All’apice del grande conoide alluvionale su cui è sorge il vilaggio troviamo su una vecchia casa hunza, le evidenze del livello del lago causato da un’antica frana del 1858 che ostruì in modo analogo il fiume.
Le dimensioni dello specchio d’acqua sono decisamente imponenti, ben maggiori del già grande lago odierno. Dalle informazioni disponibili, il lago durò sei anni, dopo di che un’altra frana scese all’interno innestando l’onda che andò a distrugge lo sbarramento, riversando a valle l’enorme contenuto d’acqua.
report completi su:
www.montagna.tv/?q=node/12085
www.montagna.tv/?q=node/12081
www.montagna.tv/?q=node/12073
La moderna curva del benessere pare finalmente essersi separata da quella del consumo bulimico.
Perché allora non scoprire il piacere di una vacanza in parete?
Le Alpi sono facilmente raggiungibili. Qui è possibile recuperare un rapporto profondo con la natura, dove muscoli e cervello si attivano nel grande gioco dell’alpinismo.
Mic
Bernina 4050m, cresta sommitale