Archivi per la categoria ‘escursioni singolari’

Vecchie case che salvano le storie

domenica, 8 ottobre 2017

Nessun depliant turistico, nessuna guida (cartacea o in carne ed ossa) invita ad ascoltare case, frazioni o alpeggi abbandonati. Eppure la Valtellina è piena di vecchi nuclei lasciati senza cure, distribuiti e nascosti tra i boschi del fondovalle e mimetizzati tra le rupi dei pascoli alti.

Il soffitto in pietra a volta annerito dal fumo, l’armadio a muro colmo di bottiglie vuote e un vecchio cappello sgualcito appoggiato sulla panca, sanno raccontare molto più di tanti libri. Il focolare secolare posto al centro della stanza parla degli uomini e del loro sedersi attorno a cercare il caldo. Muri e suppellettili sono ancora lì, solo gli uomini sono soffiati via. Così le voci delle case abbandonate salvano le storie.

Bivacco

mercoledì, 16 agosto 2017

Non serve allontanarsi troppo da casa per vedere luoghi diversi. A volte basta scegliere cammini inconsueti per fare in modo che spazi noti si mostrino sotto una nuova luce. Osservare la valle dal culmine di uno sperone roccioso, con centinaia di luci là in basso provenienti delle abitazioni aperte solo per pochi giorni d’agosto, attiva curiosità e stabilisce un contatto speciale con quel che ci sta attorno.

 

Laghi e foreste in Lituania

domenica, 25 giugno 2017

In questi giorni le Terre dell’ambra sono luoghi di luce. Un intreccio di laghi, alture e aria pulita. Distese con profusione di fiori da cui si osservano le nuvole: cirri, altostrati, cumulonembi che si rincorrono senza sosta. Vasti spazi, note musicali di mille uccelli, foreste e colline disseminate di sacre querce secolari invitano ad accogliere nuovi spazi di esplorazione, valori nascosti e ad accendere le innumerevoli relazioni di un territorio che troppo spesso non vediamo.

La “préda soprafina” del Crap del Giumellino

sabato, 17 giugno 2017

Per conoscere realmente un luogo nulla è più efficace del seguire il proprio accompagnatore nella sua terra d’infanzia. Così mi ritrovo in compagnia di Tommaso, cresciuto all’alpe Giumellino, pronto a svelarmi lo sconosciuto passaggio lastricato dei minatori dell’amianto che rendeva percorribile la caotica ganda glaciale millenaria nei pressi del “Ciàz de la Val”. Poco distante, nei pressi di una radura, un grosso larice indica l’antico punto d’arrivo di una teleferica che settant’anni fa portava sin lì dal versante dirupato soprastante una merce preziosa: la “préda soprafina” del Crap del Giumellino. Riconosco dei frammenti sparsi, alcuni con un piccolo foro, probabilmente utile per agevolare l’aggancio al filo a sbalzo. Si tratta della miglior qualità di pietra ollare (cloritoscisto compatto) della Valmalenco, nota sin dall’antichità per essere lavorata al tornio per realizzare i famosi  “levèc, pentole adatte soprattutto a cucinare cibi di lunga cottura. Le cave di provenienza della “préda soprafina” sono molto antiche, nascoste tra pareti a strapiombo, oltre i 2400m. Ora non ci resta che programmare una visita a questi misteriosi luoghi dimenticati d’alta quota.

Tempo diverso, per allenare l’esperienza

mercoledì, 26 aprile 2017

Le raffiche di vento con neve pallottolare che arrivano da sud ovest battono sulla guancia sinistra e danno un riferimento alla rotta.

Non esiste tempo brutto o cattivo, semmai tempo diverso. Ci infiliamo nella perturbazione annunciata sprovvisti d’ogni strumento, per allenare l’esperienza,  i sensi, percepire la neve e l’inclinazione del pendio in condizioni di scarsa visibilità e ritrovare la via del ritorno. Ci incamminiamo verso la zona del Passo del Forno e nel white-out totale realizziamo d’essere sull’altro lato della cresta orientale della Cima di Val Bona, dopo aver trovato blocchi di “ghiandone” sotto la neve, al posto delle scure anfiboliti del Monte del Forno, non lontani dal canale d’attacco dello spigolo Gervasutti.

Neve, vento e più in basso i rododendri fradici d’acqua ci bagnano fino all’osso. Così ci ritroviamo un paesaggio diverso, dove le intemperie disturbano, ma rendono più intenso il gusto del viaggio.

Esplorazioni nella neve all’alpe Palù

sabato, 25 marzo 2017

Una distesa innevata a 2000m, tra larici e abeti, è sufficiente a mettere in movimento i sensi e a farsi “impregnare” dai luoghi. Cerchiamo punti nascosti, corriamo nella neve profonda e riprendiamo fiato per raggiungere un obiettivo comune: la preparazione del pranzo.

Cucinare all’aperto sul fuoco ha un sapore memorabile, dove il piacere del cibo è legato alla bellezza dei luoghi in cui ci si ferma. Così la fatica si attenua e si da libero sfogo all’appetito.

 

Il lago Palù e la metamorfosi dei luoghi già noti

mercoledì, 8 febbraio 2017

Al termine del sopralluogo attorno alle rive del lago per mettere a punto un piccolo percorso di conoscenza della neve e delle sue infinite trasformazioni, mi ritrovo solo al crepuscolo, al centro del lago.

Ancora una volta mi accorgo che esiste un’armonia tutta da scoprire tra le possibilità di un paesaggio noto e conosciuto. L’escursione libera e silenziosa accresce l’attenzione e aguzza lo sguardo rendendolo sensibile alle variazioni dei più piccoli dettagli, trasformando luoghi familiari in nuovi spazi da esplorare.

 

Via dei terrazzamenti

domenica, 5 febbraio 2017

Gli oltre 70Km di tracciato che corrono lungo il versante retico valtellinese, da Morbegno a Tirano, vivisezionano il territorio sin nel profondo.

Tratturi agricoli, sentieri, antiche strade di contrade e paesi si alternano ricomponendo il vissuto millenario di questa Valle.

I sentieri consunti, rivestiti di pietra acciottolata, conservano i segni degli innumerevoli passaggi, il solco dei carriaggi, il secolare lavoro di una vita contadina che trovò spazio e dimora nell’intero versante retico solivo, più salubre e sicuro rispetto alla piana, paludosa e inondata dalle frequenti piene dell’Adda.

A differenza del fondovalle, minacciato e a tratti stravolto da una folle frenesia costruttiva priva di conoscenza, gli spazi di versante mantengono in buona parte caratteri di naturalità e perfetto connubio tra azione dell’uomo e natura.

Lungo i sentieri si osservano boschi, prati falciati, sacche di terra per ospitare i coltivi e rocce vestite di case di pietra con tetti di legno.

E’ un percorso che restituisce freschezza, imprevedibilità , in grado di far scaturire la sorpresa dal terreno del familiare.

L’intera valle è segnata da una lunga storia geologica, che ne ha condizionato struttura e forma nel corso di decine di milioni di anni con processi legati alla costituzione dell’intera catena montuosa delle Alpi.

Più percepibile, specie per i non addetti ai lavori, è l’azione relativamente recente legata al passaggio dei grandi ghiacciai quaternari, che hanno definito l’impronta geomorfologica attuale: rocce più resistenti si sono apposte all’azione erosiva, si sono formati ampi balconi sospesi e la pendenza della montagna si è attenuata alcune centinaia di metri sopra il fondovalle.

Con un pizzico di curiosità è però possibile cogliere alcuni degli innumerevoli spunti di natura geologica che il percorso sa offrire, ottimo esempio di geodiversità: una qualità che supporta e integra la biodiversità all’interno degli ecosistemi.

Il percorso sospeso sopra la vallata è un eccellente punto di vista per cogliere l’immane lavorio dei ghiacci e dell’acqua che hanno plasmato le forme e colmato la piana con enormi volumi di depositi e disegnato i conoidi perfetti allo sbocco delle valli confluenti.

I greti dei principali torrenti attraversati contengono sotto forma di blocchi variopinti il dna geologico delle vallate soprastanti.

Le pietre degli sfasciumi nel corso dei secoli sono diventate muri di sostegno degli innumerevoli terrazzi.

Osservati da vicino sono una cartina di tornasole dell’ossatura stessa delle nostre montagne.

Gneiss, graniti, scisti e serpentine trasformano i chilometrici muri a secco del versante retico in un prezioso album petrografico, spesso le patine multicolori di alterazione superficiale della pietra unite ai licheni rendono queste semplici strutture delle vere e proprie opere d’arte.

Il percorso lungo il versante retico si contraddistingue quindi come di mezzo di conoscenza privilegiato, strumento di fruizione turistica oltre che occasione per innescare un tracciato di sorveglianza a mezzacosta, per monitorare i processi di degrado legati all’abbandono delle attività agricole e, ci si augura, promuovere le necessarie azioni di micro manutenzione diffuse utili a ristabilire, almeno in parte, quella cultura “verticale” capace di garantire anche l’equilibrio idrogeologico.

Dall’ introduzione alla relazione geologica del “PERCORSO PER LA VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO DEI TERRAZZAMENTI DEL VERSANTE RETICO” novembre 2011

 

 

 

Piccole esplorazioni

martedì, 3 gennaio 2017

Per chi guarda le montagne da lontano, una piccola esplorazione rigenera dalle stanchezze del vivere in città.

Basta davvero poco, un sentiero che si infila tra le rocce modellate dagli antichi ghiacciai, vecchie baite di pietra, aria fresca, pulita e una moltitudine di segni poco appariscenti  trasformano il cammino in una piccola scoperta.

Nelle foto: salita e riposo al maggengo di Albareda (Valmalenco).

 

Val Sissone

sabato, 6 agosto 2016

E’ una delle tappe più interessanti dell’Alta via della Valmalenco, per l’ambiente grandioso e per l’interesse geomineralogico degli ambienti attraversati. E’ un percorso selvaggio, in parte su fondo sconnesso, che conduce al piccolo rifugio Del Grande Camerini, il miglior balcone panoramico di fronte alla nord del Disgrazia.