Archivi per la categoria ‘escursioni singolari’

Una scuola abbandonata racconta di più delle altre cose.

mercoledì, 18 aprile 2018

“In primavera gli animali escono dal letargo. Gli animali selvatici in genere si uniscono a formare delle coppie, costituiscono i nidi e così facendo si preparano a procreare nuovi esseri viventi”.

Una scuola abbandonata racconta di più delle altre cose.

E’ l’unica casa intonacata dell’antica frazione di Dagua, tra fienili, dimore di pietra, volte, piccoli balconi e massi coppellati. Finestre aperte, silenzio, banchi e sedie vuoti, lavori dei bimbi sparsi  a terra, una grande mappa dell’Europa al tempo della guerra fredda, riportano le storie degli ultimi alunni che hanno frequentato questa piccola scuola di montagna alla fine degli anni ’70, dove la maestra saliva a piedi in un’ora dal fondovalle.

Larici

venerdì, 2 marzo 2018

Oggi è brutto tempo, anche se in realtà dovremmo parlare di tempo diverso.

I suoni si attenuano e si svela un’inconsueta geografia dei luoghi.

Scariche di neve polverosa si sentono cadere lontano, ad intervalli regolari, sono le ripide pareti del Monte delle Forbici che si liberano dalla neve caduta nelle ultime ore.

Nel bianco navighiamo tra i larici, grandi e piccoli, piegati e contorti dalle bufere e dalle valanghe, hanno cortecce spesse, rossastre o annerite dai fulmini, colorate da licheni barbuti.

Sono larici pionieri che crescono sino 2500 metri.

Forse con il sole non li avremmo osservati con la stesso stupore.

Appennino Settentrionale

venerdì, 19 gennaio 2018

Vento teso da Ovest, colline, luce, arenaria, campi arati. Boschi di carpini, centinaia di pioppi e giovani castagni dritti schiantati dal gelicidio di inizio inverno. Ovunque i segni sul terreno di caprioli, daini e cinghiali.

Più alpino delle Alpi?!

Inverno al Ciàn de la Lòp

sabato, 13 gennaio 2018

Percorrere d’inverno il Ciàn de la Lòp fa sentire la neve e le sue innumerevoli variazioni che mai che si ripetono uguali.

Il nome deriva dalle scorie di ferro (localmente chiamate Lòp) che si rinvengono nella piana oltre Chiareggio (poi travisato in Pian del Lupo), che costituiscono il prodotto residuo di antichi forni di fusione che sfruttavano i giacimenti metalliferi della zona.

Piccoli larici e betulle contornano la traccia ancora in ombra, mentre in alto il Plattè di Vazzeda e lo spigolo Gervasutti alla Cima di Valbona sono inondati di sole.

 

Alla ricerca delle “trone di preda soprafina” del Crap di Giümelin in Valmalenco

domenica, 5 novembre 2017

Conoscere lo spazio in cui si vive è l’unico potente antidoto contro chi vuol manipolare il paesaggio. Attraversiamo estese “gande” glaciali millenarie e attacchiamo il versante meridionale del Monte dell’Amianto, non lontano dal più noto Pizzo Cassandra. Il canale d’accesso è ripido, ricoperto di rocce rotte. Prendiamo quota, superando alcuni diedri rocciosi con passi d’arrampicata sino al III grado. Sembra impossibile, ma i cavatori e tornitori di pietra ollare (cloritoscisto) secoli fa salivano sino ai luoghi più inaccessibili, tra pareti a strapiombo, per ricercare la pietra migliore. A 2600m metri raggiungiamo il grande macigno in equilibrio detto “l’aquilone”.

Attorno, seminascoste da piccole frane, si aprono le cavità scavate dal sudore di uomini tenaci, con diverse scritte ed epigrafi, la più antica riporta la data 1560! Perlustriamo gli stretti cunicoli, decorati dai segni degli utensili, senza nessuna traccia di fori d’esplosivo.

Trovare l’accesso ed esplorare le misteriose e antiche cavità estrattive, indugiare e osservare ogni segno sulla montagna, crea un’intimità con i luoghi che difficilmente si ritrova nelle più quotate salite alpinistiche.

Note: grazie a Tommaso Vedovatti, cultore della Val Giumellino, per le preziose indicazioni!

Approfondimenti utili: “Segni di antiche attività in Valmalenco” di Silvio Gaggi.

Vecchie case che salvano le storie

domenica, 8 ottobre 2017

Nessun depliant turistico, nessuna guida (cartacea o in carne ed ossa) invita ad ascoltare case, frazioni o alpeggi abbandonati. Eppure la Valtellina è piena di vecchi nuclei lasciati senza cure, distribuiti e nascosti tra i boschi del fondovalle e mimetizzati tra le rupi dei pascoli alti.

Il soffitto in pietra a volta annerito dal fumo, l’armadio a muro colmo di bottiglie vuote e un vecchio cappello sgualcito appoggiato sulla panca, sanno raccontare molto più di tanti libri. Il focolare secolare posto al centro della stanza parla degli uomini e del loro sedersi attorno a cercare il caldo. Muri e suppellettili sono ancora lì, solo gli uomini sono soffiati via. Così le voci delle case abbandonate salvano le storie.

Bivacco

mercoledì, 16 agosto 2017

Non serve allontanarsi troppo da casa per vedere luoghi diversi. A volte basta scegliere cammini inconsueti per fare in modo che spazi noti si mostrino sotto una nuova luce. Osservare la valle dal culmine di uno sperone roccioso, con centinaia di luci là in basso provenienti delle abitazioni aperte solo per pochi giorni d’agosto, attiva curiosità e stabilisce un contatto speciale con quel che ci sta attorno.

 

Laghi e foreste in Lituania

domenica, 25 giugno 2017

In questi giorni le Terre dell’ambra sono luoghi di luce. Un intreccio di laghi, alture e aria pulita. Distese con profusione di fiori da cui si osservano le nuvole: cirri, altostrati, cumulonembi che si rincorrono senza sosta. Vasti spazi, note musicali di mille uccelli, foreste e colline disseminate di sacre querce secolari invitano ad accogliere nuovi spazi di esplorazione, valori nascosti e ad accendere le innumerevoli relazioni di un territorio che troppo spesso non vediamo.

La “préda soprafina” del Crap del Giumellino

sabato, 17 giugno 2017

Per conoscere realmente un luogo nulla è più efficace del seguire il proprio accompagnatore nella sua terra d’infanzia. Così mi ritrovo in compagnia di Tommaso, cresciuto all’alpe Giumellino, pronto a svelarmi lo sconosciuto passaggio lastricato dei minatori dell’amianto che rendeva percorribile la caotica ganda glaciale millenaria nei pressi del “Ciàz de la Val”. Poco distante, nei pressi di una radura, un grosso larice indica l’antico punto d’arrivo di una teleferica che settant’anni fa portava sin lì dal versante dirupato soprastante una merce preziosa: la “préda soprafina” del Crap del Giumellino. Riconosco dei frammenti sparsi, alcuni con un piccolo foro, probabilmente utile per agevolare l’aggancio al filo a sbalzo. Si tratta della miglior qualità di pietra ollare (cloritoscisto compatto) della Valmalenco, nota sin dall’antichità per essere lavorata al tornio per realizzare i famosi  “levèc, pentole adatte soprattutto a cucinare cibi di lunga cottura. Le cave di provenienza della “préda soprafina” sono molto antiche, nascoste tra pareti a strapiombo, oltre i 2400m. Ora non ci resta che programmare una visita a questi misteriosi luoghi dimenticati d’alta quota.

Tempo diverso, per allenare l’esperienza

mercoledì, 26 aprile 2017

Le raffiche di vento con neve pallottolare che arrivano da sud ovest battono sulla guancia sinistra e danno un riferimento alla rotta.

Non esiste tempo brutto o cattivo, semmai tempo diverso. Ci infiliamo nella perturbazione annunciata sprovvisti d’ogni strumento, per allenare l’esperienza,  i sensi, percepire la neve e l’inclinazione del pendio in condizioni di scarsa visibilità e ritrovare la via del ritorno. Ci incamminiamo verso la zona del Passo del Forno e nel white-out totale realizziamo d’essere sull’altro lato della cresta orientale della Cima di Val Bona, dopo aver trovato blocchi di “ghiandone” sotto la neve, al posto delle scure anfiboliti del Monte del Forno, non lontani dal canale d’attacco dello spigolo Gervasutti.

Neve, vento e più in basso i rododendri fradici d’acqua ci bagnano fino all’osso. Così ci ritroviamo un paesaggio diverso, dove le intemperie disturbano, ma rendono più intenso il gusto del viaggio.