Archivi per la categoria ‘alpinismo’

Sassa d’Entova 3329m cresta Sud ovest e il ritorno dell’alpinismo classico

sabato, 3 giugno 2017

Se pensiamo alla qualità non eccelsa della roccia, al lungo avvicinamento da Chiareggio e alle modeste difficoltà tecniche, neppure contemplate in un corso d’arrampicata sportiva per principianti, l’idea di percorrere questa cresta, salita per la prima volta nel 1910, non dovrebbe essere nemmeno presa in considerazione.

Eppure è solo affrontando salite come queste, lontani da percorsi affollati, che cancelliamo quella sovrabbondanza di emozioni inseguite sulle vie più gettonate, che soddisfano solo per un attimo i nostri desideri di conquista, ma a volte impediscono di contemplare più vasti orizzonti.

Qui si rafforza la sensazione di non gettare via il tempo in “attività d’evasione”, fatte per “ammazzare il tempo”, ma si sperimenta la possibilità di rinunciare per una giornata alle questioni ordinarie, per rientrare ritemprati, pronti ad affrontare le sfide quotidiane.

Il Russ del Giumellino

lunedì, 28 novembre 2016

Risalire il versante colonizzato dal mugo per raggiungere la base della parete significa neutralizzare l’obbligo della velocità! Dopo un’ora e mezza d’esercizio nell’aria balsamica ci trasformiamo in piccoli “baroni rampanti”, ormai padroni della tecnica del superamento del “barancio”, che va affrontato camminando leggeri sopra i suoi rami flessuosi, senza cedere alla tentazione di strisciare rasoterra, pena l’inevitabile aggrovigliamento con l’intrico di arbusti ascendenti e cespugliosi.

Il Russ è una solare parete di ottimo serpentino rosso che sovrasta le bucoliche radure del Giumellino, una riserva nascosta di gioco verticale che scatena una folla di piacevoli sensazioni.

Luci abbacinanti sull’altopiano di Fellaria

domenica, 25 settembre 2016

Tutte le volte che ho attraversato il vasto deserto bianco del plateau di Fellaria, oltre i 3500 m,  mi sono sempre chiesto quanti metri di neve e di ghiaccio potessero esserci sotto i piedi. Il profilo delle pareti rocciose che bordano questo importante bacino d’accumulo in quota, preziosa riserva d’oro blu, fanno ipotizzare spessori consistenti. Con le indagini condotte dal Servizio Glaciologico Lombardo attraverso l’impiego del georadar presto potremo avere dati più precisi.

Cima di Musella orientale 3079m, via nuova per caso.

venerdì, 9 settembre 2016

A volte le salite migliori nascono per caso. Partiti con una vaga idea di ripetere una vecchia via degli anni ’70 sulla parete sud est, ci ritroviamo senza relazione e con solo una manciata di  protezioni veloci a vagare senza pensieri, né ambizioni, per la parete sud, scovando una piacevole linea di stampo alpinistico che alla fine ci porta sull’affilata cresta sommitale con vista sui ghiacciai del Bernina.

Scalata luminosa al Pizzo Ventina 3261 m

sabato, 27 agosto 2016

“Bella montagna dalle pareti ardite, quasi incombente sull’alpe Ventina e sulla piana di Forbicina. Da nessun altro punto il Monte Disgrazia si presenta con forme così grandiose”. Così il conte Bonacossa descrive nella vecchia guida dei monti d’Italia questa cima ormai dimenticata e poco percorsa, raggiunta stamane direttamente da Chiareggio.

 

Note: con il ritiro dei ghiacci le condizioni di questi itinerari risultano mediamente ben più impegnative rispetto a quanto riportato nelle guide alpinistiche di un tempo. Le cosiddette “normali” spesso presentano difficoltà alpinistiche non indifferenti e richiedono capacità di adattamento continue per via delle condizioni mutevoli e delle pendenze maggiori dei ghiacciai in via di arretramento, ormai quasi completamente privi di copertura nevosa. Le parti rocciose risultano più estese, con tratti instabili o lisciati a complicare le cose. In breve queste salite spesso richiedono un impegno che manca in molte vie moderne su roccia. Nelle foto seguenti: raffronto agosto 1929 e agosto 2016.

 

Spigolo nord Pizzo Badile 3308 m

martedì, 23 agosto 2016

Perdere tempo ad arrampicare su una grande muraglia di granito, sferzata dal vento gelido da nord, può sembrare decisamente fuori tempo in un mondo agevole e “sicuro”. In realtà scalare lo spigolo nord del Badile può essere una piccola contrapposizione agli obblighi della fretta e ai ritmi sfrenati del quotidiano. Il cielo è terso e il raffreddamento causato dal vento impone una salita senza sosta, sino alla vetta, mentre l’ombra dello spigolo proiettata sulla vicina Punta Turbinasca man mano si va riducendo. La lunga discesa dal versante italiano è inondata di sole, con le immancabili e rigeneranti abluzioni nel torrente alla piana del Porcellizzo.

Alpe Ventina e torrione Porro: spazi aperti alla scoperta e sorpresa tra pareti e larici millenari

sabato, 20 agosto 2016

Scalare in montagna può aiutarci a selezionare come in un vaglio le cose più importanti che abbiamo. Un grande spazio aperto all’arrampicata, alla sorpresa e alla scoperta ci rende consapevoli di quanto piccoli siamo. Dall’alto osserviamo il lago Pirola. Con le sue acque blu cobalto e per l’origine tettonica può essere considerato il piccolo Bajkal della Valmalenco. In discesa attraversiamo un tesoro di giganti vegetali, monumentali e antichissimi. Si tratta di larici e gembri che vivono da secoli in condizioni ambientali molto difficili poco sopra l’alpe Ventina ad una quota copresa tra 2100 e 2350 m.

Numerosi esemplari in vita e altrettanti tronchi morti ben conservati sono stati datati con risultati sorprendenti. Studiando le sequenze anulari i ricercatori hanno ottenuto dati di grande interesse, individuando un gruppo di alberi antichissimi, di oltre cinquecento anni, con un larice millenario, ancora vivo, che può essere considerato con età certa uno dei più vecchi o addirittura il più vecchio d’Italia!

Questi fusti remoti, incredibili testimoni silenziosi di innumerevoli valanghe, bufere, frane e fulmini, hanno registrato una gran quantità di informazioni riguardo l’andamento climatico dei secoli passati.

Afferrare il tempo, in vetta alla Sfinge

lunedì, 15 agosto 2016

Oggi siamo scalatori ricchi di tempo, l’unica fretta è discendere prima del calar del sole. Nessun rumore, solo le sonorità dell’ambiente e senso di quiete su questa parete, a picco tra Val Masino e Val Codera. Il nostro percorso attraverso il silenzio si completa in discesa, dal larice secolare sino alla casera Ligoncio e per la vecchia e dimenticata mulattiera ricoperta d’aghi d’abete sino ai Bagni del Masino. Grazie Cris e Gra per il prezioso suggerimento di percorso!

Cramponnage sul ghiacciaio del Ventina

sabato, 13 agosto 2016

Risaliamo estese placche di serpentinite simili a grandi dorsi di balena appena liberate dal ritiro dei ghiacci. Sono costellate di piccole scanalature multiple, diritte e parallele, formate dalla frizione tra i ciottoli trasportati alla base del ghiacciaio che agiscono come utensili da taglio e la roccia sottostante.  L’odore ai margini del ghiacciaio in estate è inconfondibile, sa d’acqua di fusione, di limo, di roccia nuda. La superficie è in parte ricoperta da detrito e profonde bédières solcano il ghiaccio fin verso la fronte. Lungo il fianco sinistro, tra rari crepacci longitudinali, troviamo un’alternanza di pendii che ben si prestano al “cramponnage”, la tecnica di progressione con i ramponi punte a piatto. Prima dell’avvento delle punte frontali era il normale modo di procedere e anche oggi è una tecnica che non va  dimenticata, anche con i ramponi più tecnologici. Lungo itinerari di alta montagna e con pendenze non estreme il risparmio di energia è notevole rispetto alla tecnica frontale e questo permette di salire agevolmente, con maggior efficacia, risparmiando caviglie e polpacci.

Bernina cresta Est, via Coaz

martedì, 9 agosto 2016

Siamo solo noi sul ghiacciaio durante l’avvicinamento da sud. Calma di vento e cielo stellato con pioggia di meteore accompagnano la nostra partenza notturna. La neve è liscia e portante, risaliamo la “spalla” portandoci verso il grande anfiteatro glaciale illuminato dal sole. Lo attraversiamo velocemente tenendoci al di sotto delle seraccate superiori e superata la crepaccia terminale afferriamo la cresta che con bella scalata porta direttamente in cima. E’ l’itinerario della prima ascensione assoluta alla vetta, ormai abbandonato da un secolo dopo la costruzione della capanna Marco e Rosa, ma che merita maggior considerazione, per l’ambiente grandioso e la piacevole arrampicata.