Piegamento e distensione!

Sono diventato maestro di sci alla fine degli anni ’80, con gli sci lunghi e stretti. Il testo tecnico di allora portava ancora la firma del gran capo degli istruttori Hubert Fink.

Piegamento e distensione erano un vero e proprio mantra che scandiva la vita dello sciatore, principiante e provetto, dalla virata a spazzaneve, dove si iniziava precocemente ad appoggiare il bastoncino combinandolo ad un’energica e plateale distensione verso l’alto, sino al raggio corto sul ripido, dove ci si piegava e distendeva come molle.

Non era semplice cambiare direzione e solo attraverso la “distensione”, con conseguente alleggerimento del carico sotto ai piedi, era possibile curvare, indirizzando gli sci verso una nuova traiettoria. Ricordo la perfetta esecuzione delle discese nei diversi archi di curva richiesta ai corsi esame, quasi un’ossessiva ripetizione di esercizi codificati sin nel dettaglio che non lasciava molto spazio all’interpretazione personale.

Forse anche per questo l’insegnamento secondo i canoni in uso non mi ha mai interessato molto, preferendo l’attività decisamente più libera e creativa legata al lavoro di guida alpina. Negli ultimi anni, con l’arrivo degli sci corti e sciancrati, tutto è diventato più semplice e quel vecchio movimento in verticale è praticamente scomparso dalle piste battute: con una semplice azione di “guida” dei piedi è possibile far cambiare direzione agli sci!

Quel che importa è che la perfezione, l’ordine e la sicurezza dei moderni attrezzi non arrivi a cancellare il piacere dell’utilizzo del corpo, privandolo della possibilità di sperimentare con consapevolezza un po’ di avventura, utile ad espandere le nostre potenzialità e conoscere i propri limiti. Sono convinto che sciare non sia solo un divertimento, ma un’occasione privilegiata per visitare la montagna d’inverno, dove la tecnica diventa un semplice mezzo per muoversi in silenzio, utile a conoscere gli ambienti naturali, evitando che diventino in misura crescente solo qualcosa da guardare e, in fondo, da ignorare.

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