Ricordi del K2

Il 27 giugno 2004 ci ritrovammo a risalire il Qogori glacier nella neve profonda per montare il campo base ai piedi del versante nord.

Nove giorni di avvicinamento dall’ultimo avamposto cinese, attraverso un deserto d’alta quota, in uno dei luoghi più remoti del pianeta trasformarono l’esperienza del viaggio in un un ricordo indelebile. Nelle successive settimane la piccola spedizione non si spinse molto in alto lungo l’estetico spigolo nord ricoperto da un’impressionante quantità di neve, ma il tentativo contribuì a sensibilizzare l’attenzione per la vastità della Montagna, che non si conosce solo quando si sa il nome di tutto quello che contiene, o si raggiunge la vetta, ma soprattutto se si ha percezione di almeno una parte di tutte quelle relazioni che avvengono al suo interno. Tra questi ghiacci e queste rocce sferzate dal vento d’alta quota mi sentii piuttosto insignificante, circostanza che contribuì a far emergere l’essenziale e la montagna per quello che è, non solo come occasione e supporto all’impresa, all’autorappresentazione, a volte spinta sino al punto da neppure vedere la parete su cui si scala.

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