La “préda soprafina” del Crap del Giumellino

Per conoscere realmente un luogo nulla è più efficace del seguire il proprio accompagnatore nella sua terra d’infanzia. Così mi ritrovo in compagnia di Tommaso, cresciuto all’alpe Giumellino, pronto a svelarmi lo sconosciuto passaggio lastricato dei minatori dell’amianto che rendeva percorribile la caotica ganda glaciale millenaria nei pressi del “Ciàz de la Val”. Poco distante, nei pressi di una radura, un grosso larice indica l’antico punto d’arrivo di una teleferica che settant’anni fa portava sin lì dal versante dirupato soprastante una merce preziosa: la “préda soprafina” del Crap del Giumellino. Riconosco dei frammenti sparsi, alcuni con un piccolo foro, probabilmente utile per agevolare l’aggancio al filo a sbalzo. Si tratta della miglior qualità di pietra ollare (cloritoscisto compatto) della Valmalenco, nota sin dall’antichità per essere lavorata al tornio per realizzare i famosi  “levèc, pentole adatte soprattutto a cucinare cibi di lunga cottura. Le cave di provenienza della “préda soprafina” sono molto antiche, nascoste tra pareti a strapiombo, oltre i 2400m. Ora non ci resta che programmare una visita a questi misteriosi luoghi dimenticati d’alta quota.

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