Calcare e granito

Nelle guide d’alpinismo e arrampicata a volte capita che la parte più indigesta per il lettore sia la sezione dedicata alla geologia. Infarcita di terminologia per soli adepti, spesso la si salta a piè pari, perdendo così la possibilità di comprendere meglio l’essenza della nostra passione.

Per questo val la pena riportare le parole di Bernard Amy, che ben descrivono i caratteri distintivi di due “pietre” fondamentali.

Il granito pietra del Nord e delle terre fredde; il calcare pietra del sud e delle terre luminose. Il granito venuto dalla profondità della Terra, lava viva oggi immobile, come morta; il calcare venuto dalle profondità vive del mare, con dentro di sé la memoria di miliardi di esseri morti per dargli vita. Il granito roccia druidica monoteista, che nasconde spesso le proprie rune rettilinee sulle montagne che toccano il cielo; il calcare, roccia marina, creatrice, vivificata dal sole e dagli dei, donata a tutti. Il granito, puro e cristallino; il calcare, bastardo e duttile, come gli esseri umani. Il granito, anglicano, il calcare, latino. Il granito ascetico, spaccato dal gelo e dalle tempeste; il calcare, scolpito dalle acque, addolcito dall’aria e dalle sue luci. Il granito pietra settentrionale, primitiva e poco segnata; il calcare pietra meridionale e volubile. Il granito maschio, il calcare femmina. (….)Ma granito e calcare sono anche un’altra storia, che ci sfugge, che racconta a chi la sa ascoltare la vita di un pianeta che non cessa di rimodellare forme e rilievi. Lo fa così lentamente che gli alpinisti possono chiedersi se si tratta davvero della storia del pianeta degli esseri umani. Eppure, ecco le montagne, con le loro pietre, le loro valli, le pianure interne, cose del nostro mondo, anch’esse dunque nate, benché alcuni milioni di anni fa. Del resto cos’è un milione di anni per una montagna?

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