Archive del 2017

La voce della natura è sempre incoraggiante

domenica, 31 dicembre 2017

Con ‘l rémol di stamane (disgelo improvviso) è meglio evitare le cascate dentro canali e colatoi. Puntiamo quindi alla classica Zocca, un bel salto ghiacciato che prende forma da una piccola sorgente, dall’alto della roccia che sostiene l’omonimo piccolo alpeggio abbandonato.

Collaudare la cordata padre-figlio su un terreno effimero come il ghiaccio è una prova interessante, considerando che a volte vien meno la paziente attenzione che di solito si rivolge al “cliente” e che la confidenza con il pargolo non sempre favorisce un’efficace trasmissione delle informazioni.

L’esperienza è riuscita, a conferma che la voce della natura è sempre incoraggiante, utile a preparare ad avere un’adeguata fiducia e ad insegnare di cosa avere paura.

Snowflake Man

sabato, 30 dicembre 2017

Il più attento osservatore della neve di tutti i tempi non fu uno scienziato ma un agricoltore. Wilson Bentley, di Jericho nel Vermont (meteo odierno: -13 °C, vento NO a 2 km/h, umidità 63%), fu il primo uomo al mondo a fotografare la neve attraverso un microscopio. Per quasi mezzo secolo catalogò migliaia di cristalli di neve, ognuno diverso dall’altro. Con il suo libro Snow Crystals (1931) entrò a far parte del consesso scientifico mondiale. Grazie Andrea per lo splendido regalo!

“Vide nei fiocchi di neve quel che altri uomini non seppero vedere, non perché non potessero farlo, ma perché non ebbero la pazienza e l’intelligenza per cercare”.

A tutti i compagni di cordata

sabato, 30 dicembre 2017

Ombre lunghe e curve speciali al Sasso Bianco 2490m

lunedì, 18 dicembre 2017

Percorrere la montagna bianca in queste brevi giornate di dicembre significa prendersi un intervallo perfettamente sgombro di pensieri. La luce inonda lo spazio, ma conserva le nostre ombre lunghe mentre scivoliamo su un fondo quasi portante ricoperto da pochi centimetri di brina di superficie o di neve soffice che rendono speciale ogni curva, tra dossi, radure e vecchi alpeggi.

Diamo forma a quello che non si vede

giovedì, 14 dicembre 2017

La vista diventa troppo spesso il nostro primo riferimento, a discapito di tutti gli altri sensi.

Proviamo ad ascoltare il suono degli sci nella neve nuova e profonda, quella vera. Una piccola esperienza utile a farci percepire l’estrema complessità della neve, degli innumerevoli cristalli che la compongono, sempre diversi l’uno dall’altro, a forma d’aghi, colonne o piastre esagonali.

 

Non vi sono del resto “metodi” veri e propri per lo sci…

lunedì, 11 dicembre 2017

Non vi sono del resto “metodi” veri e propri per lo sci….si tratta semplicemente di diventare uno sciatore consumato.  E per esserlo, non si devono conoscere solamente i movimenti da compiersi nelle diverse posizioni, ma si deve soprattutto avere una conoscenza profonda dei vari aspetti e delle molteplici forme del terreno. E qui sta una delle ragioni del nostro amore per lo sci; perché obbbligandoci a conoscere il volto della natura, esso ce la rende maggiormente cara, aumentando la nostra ammirazione per la sua bellezza e la sua grandezza. Sci e Sciatori;  A. Couttet, A. Lunn, E. Petersen, A. Rivera;  Istituto Geografico De Agostini 1930.

Il non-programma 2017-2018

Ghiaccio e Post-Millennials

giovedì, 7 dicembre 2017

Introdurre all’arrampicata su ghiaccio i Post-Millennials significa portare in parete occhi propensi a stupirsi ad ogni passo. Occorre impegnarsi per trovare buone risposte, che inevitabilmente producono nuove domande, utili ad affrontare l’insolito sentiero ghiacciato verticale, così affascinante e ricco d’ignoto.

Invito alla scalata

mercoledì, 6 dicembre 2017

Vedere l’allora novantaduenne Arne Naess (filosofo inventore dell’Ecologia profonda,  e primo salitore del Tirich Mir) mentre tenta di superare una roccia è un autentico invito alla scalata.

Chi ha avuto la fortuna vedere integralmente il film Loop (Genziana d’argento al Filmfestival di Trento nel 2007) non può che meravigliarsi di fronte all’emozione espressa da Naess al solo pensiero di poter salire su quel masso e gratitudine per esser stato un tempo in grado di farlo, mentre ammette sorridendo di non riuscire più a scalarlo..

Overdose tecnologica?

venerdì, 1 dicembre 2017

Il fanatismo religioso nei confronti dell’approccio tecnologico a qualsiasi aspetto della vita pare un processo irreversibile. La montagna non sfugge all’aggressione tecnologica così come appare in quest’app di ultima generazione per “conoscere la più recente evoluzione dello stato dei ghiacciai, della copertura nevosa, della superfice della roccia, delle piste, per poter usufruire di una sicurezza ottimale”.

La realtà ci suggerisce che quanto più la conoscenza di un sistema complesso è parziale, più la si ritiene fondata sulla sua dimensione tecnologica. Questo non significa criticare a priori l’uso della tecnologia, ma al contrario spinge a coglierne appieno le potenzialità dove effettivamente servono, non prima però d’aver attivato i fondamentali processi di relazione con l’ambiente, che ancora costituiscono il mezzo più potente per migliorare le nostre capacità d’osservazione, ascolto e presa delle decisioni.

Con la crescente incapacità di conoscere direttamente il mondo in termini di esperienza, per fortuna la montagna resta uno dei pochi luoghi a portata di mano, paragonabile a una preziosa riserva, dove possiamo sperimentare la nostra interpretazione personale delle cose attraverso il contatto diretto dei sensi.

Ora che siamo con il naso incollato sullo smartphone tutto il giorno, incentivarne l’uso anche nei rari momenti in cui possiamo farne a meno e in situazioni paragonabili alla guida dell’auto, non potrebbe rivelarsi, oltre che fastidioso, più dannoso che utile? Difficile poi capire come e da chi potrà essere “validata” la qualità del dato consultabile, considerando l’estrema variabilità nello spazio e nel tempo delle condizioni della montagna, unita alla soggettività delle informazioni immesse.

 

Piccoli grandi viaggi

giovedì, 30 novembre 2017

Ormai si scia ed arrampica ovunque. Abbiamo fatto il giro del globo e il globo è finito. Più conosciamo in superficie ogni luogo remoto, meno sappiamo penetrarlo nel dettaglio. Forse vedere tutto non significa avere più esperienza del mondo. Mi piace pensare che esistano tanti luoghi che non visiterò mai, utili a farmi trattenere il fiato davanti all’ignoto. Correre lungo un antico sentiero, ricoperto d’aghi di larice, fa immaginare grandi viaggi restando a due passi da casa.