Archive del 2017

Non vi sono del resto “metodi” veri e propri per lo sci…

lunedì, 11 dicembre 2017

Non vi sono del resto “metodi” veri e propri per lo sci….si tratta semplicemente di diventare uno sciatore consumato.  E per esserlo, non si devono conoscere solamente i movimenti da compiersi nelle diverse posizioni, ma si deve soprattutto avere una conoscenza profonda dei vari aspetti e delle molteplici forme del terreno. E qui sta una delle ragioni del nostro amore per lo sci; perché obbbligandoci a conoscere il volto della natura, esso ce la rende maggiormente cara, aumentando la nostra ammirazione per la sua bellezza e la sua grandezza. Sci e Sciatori;  A. Couttet, A. Lunn, E. Petersen, A. Rivera;  Istituto Geografico De Agostini 1930.

Il non-programma 2017-2018

Ghiaccio e Post-Millennials

giovedì, 7 dicembre 2017

Introdurre all’arrampicata su ghiaccio i Post-Millennials significa portare in parete occhi propensi a stupirsi ad ogni passo. Occorre impegnarsi per trovare buone risposte, che inevitabilmente producono nuove domande, utili ad affrontare l’insolito sentiero ghiacciato verticale, così affascinante e ricco d’ignoto.

Invito alla scalata

mercoledì, 6 dicembre 2017

Vedere l’allora novantaduenne Arne Naess (filosofo inventore dell’Ecologia profonda,  e primo salitore del Tirich Mir) mentre tenta di superare una roccia è un autentico invito alla scalata.

Chi ha avuto la fortuna vedere integralmente il film Loop (Genziana d’argento al Filmfestival di Trento nel 2007) non può che meravigliarsi di fronte all’emozione espressa da Naess al solo pensiero di poter salire su quel masso e gratitudine per esser stato un tempo in grado di farlo, mentre ammette sorridendo di non riuscire più a scalarlo..

Overdose tecnologica?

venerdì, 1 dicembre 2017

Il fanatismo religioso nei confronti dell’approccio tecnologico a qualsiasi aspetto della vita pare un processo irreversibile. La montagna non sfugge all’aggressione tecnologica così come appare in quest’app di ultima generazione per “conoscere la più recente evoluzione dello stato dei ghiacciai, della copertura nevosa, della superfice della roccia, delle piste, per poter usufruire di una sicurezza ottimale”.

La realtà ci suggerisce che quanto più la conoscenza di un sistema complesso è parziale, più la si ritiene fondata sulla sua dimensione tecnologica. Questo non significa criticare a priori l’uso della tecnologia, ma al contrario spinge a coglierne appieno le potenzialità dove effettivamente servono, non prima però d’aver attivato i fondamentali processi di relazione con l’ambiente, che ancora costituiscono il mezzo più potente per migliorare le nostre capacità d’osservazione, ascolto e presa delle decisioni.

Con la crescente incapacità di conoscere direttamente il mondo in termini di esperienza, per fortuna la montagna resta uno dei pochi luoghi a portata di mano, paragonabile a una preziosa riserva, dove possiamo sperimentare la nostra interpretazione personale delle cose attraverso il contatto diretto dei sensi.

Ora che siamo con il naso incollato sullo smartphone tutto il giorno, incentivarne l’uso anche nei rari momenti in cui possiamo farne a meno e in situazioni paragonabili alla guida dell’auto, non potrebbe rivelarsi, oltre che fastidioso, più dannoso che utile? Difficile poi capire come e da chi potrà essere “validata” la qualità del dato consultabile, considerando l’estrema variabilità nello spazio e nel tempo delle condizioni della montagna, unita alla soggettività delle informazioni immesse.

 

Piccoli grandi viaggi

giovedì, 30 novembre 2017

Ormai si scia ed arrampica ovunque. Abbiamo fatto il giro del globo e il globo è finito. Più conosciamo in superficie ogni luogo remoto, meno sappiamo penetrarlo nel dettaglio. Forse vedere tutto non significa avere più esperienza del mondo. Mi piace pensare che esistano tanti luoghi che non visiterò mai, utili a farmi trattenere il fiato davanti all’ignoto. Correre lungo un antico sentiero, ricoperto d’aghi di larice, fa immaginare grandi viaggi restando a due passi da casa.

Cambia il clima cambiano le montagne

lunedì, 27 novembre 2017

Cambia il clima, cambiano le montagne: come dobbiamo comportarci? Temperature in crescita inconfutabile dal 1800, con netto incremento negli ultimi quarant’anni. Perdita di superficie dei ghiacciai delle Alpi italiane dal 1960 pari all’estensione del Lago di Como. Si accrescono instabilità diffusa dei versanti e condizioni di variabilità ed incertezza. Non resta che adattarsi, dotarsi di grandi antenne, interpretare i segnali della montagna. Chiedersi: qui ed ora che succede? Accedere a a sé stessi, prima ancora che alle tecniche e ai materiali, ascoltare e ascoltarsi, in breve prepararsi ad essere impreparati. Naturalmente senza smettere di salire, perché in alto troviamo gli ultimi luoghi di libertà rimasti, dove è ancora possibile un contatto diretto e concreto con le cose che non si possono comprare: aria, roccia, acqua, piante e animali! Qui possiamo vivere nel senso pieno del termine, confrontarci con i nostri limiti e imparare qualcosa. Sono gli ultimi luoghi privi di divieti, regole, recinti e costrizioni, dove possiamo e dobbiamo affidarci solo a noi stessi e all’auto-protezione. (Sintesi intervento convegno “Camminare nuovi climi su nuove montagne” filmfestival Sondrio 25-11-17). Foto convegno e alba alla Fourcla Prevlusa 3430m, salendo verso la vetta del  Bernina 4050m.

 

 

In montagna d’inverno

lunedì, 20 novembre 2017

Facilitatore d’esperienze in montagna

lunedì, 13 novembre 2017

Trovare nuovi stimoli per rendere il proprio lavoro affascinante, oltre che efficace, è una ricerca irrinunciabile. Per questo ho dedicato il 2017 a un percorso distribuito nell’arco di un anno per educatori e formatori basato sulla metodologia esperienziale, strumento privilegiato per facilitare l’apprendimento TET – TRAINING EXPERIENTIAL TRAINER.  Un percorso intenso, che ha scandagliato a fondo la filosofia dell’apprendimento esperienziale, che trova negli ambienti naturali, e nella montagna in particolare, un vasto mondo di potenzialità inesplorate, dove nuove chiavi di lettura e consapevolezze diverse potranno essere impiegate per rieducare all’ascolto e a sensibilità perdute.

Per questo andrò sempre di più a svestire i panni dell’ammaestratore tecnico, guida, o tenutario della scienza, da sostituire con il più adatto: facilitatore d’esperienze in montagna.

 

Meglio di stagione

giovedì, 9 novembre 2017

Sarà la penuria delle ultime stagioni o la nevrosi da corsa alla “primizia”, ma bastano pochi centimetri di neve in quota a novembre per scatenare la corsa alle prime uscite, agli acquisti, alle proposte bianche.

Per me la neve va trattata come frutta e verdura. Diffido delle primizie, perché quasi sempre sono insapori ed amarognole. L’altr’anno decisi di uscire con gli sci gli solo quando la neve si depositò davanti alla porta di casa.

Intendo ripetermi e, nel caso non nevicasse, potremo sempre percorrere le montagne a piedi. Conoscere la reale conformazione del terreno e delle rocce senza neve di un percorso scialpinistico è la miglior fonte d’informazioni utili ad affrontare poi il percorso con gli sci. Quanti conoscono cosa si nasconde sotto la neve?

Intanto rispolvero la mia “merce”:

Tecnica e fattore umano: una proposta diversa

Sci e fuoripista

Alla ricerca delle “trone di preda soprafina” del Crap di Giümelin in Valmalenco

domenica, 5 novembre 2017

Conoscere lo spazio in cui si vive è l’unico potente antidoto contro chi vuol manipolare il paesaggio. Attraversiamo estese “gande” glaciali millenarie e attacchiamo il versante meridionale del Monte dell’Amianto, non lontano dal più noto Pizzo Cassandra. Il canale d’accesso è ripido, ricoperto di rocce rotte. Prendiamo quota, superando alcuni diedri rocciosi con passi d’arrampicata sino al III grado. Sembra impossibile, ma i cavatori e tornitori di pietra ollare (cloritoscisto) secoli fa salivano sino ai luoghi più inaccessibili, tra pareti a strapiombo, per ricercare la pietra migliore. A 2600m metri raggiungiamo il grande macigno in equilibrio detto “l’aquilone”.

Attorno, seminascoste da piccole frane, si aprono le cavità scavate dal sudore di uomini tenaci, con diverse scritte ed epigrafi, la più antica riporta la data 1560! Perlustriamo gli stretti cunicoli, decorati dai segni degli utensili, senza nessuna traccia di fori d’esplosivo.

Trovare l’accesso ed esplorare le misteriose e antiche cavità estrattive, indugiare e osservare ogni segno sulla montagna, crea un’intimità con i luoghi che difficilmente si ritrova nelle più quotate salite alpinistiche.

Note: grazie a Tommaso Vedovatti, cultore della Val Giumellino, per le preziose indicazioni!

Approfondimenti utili: “Segni di antiche attività in Valmalenco” di Silvio Gaggi.