Ski pass gratuito. Ma la montagna va ripensata.

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Sono cresciuto sulle severe nevi di Caspoggio, dove le piste erano ripide, tortuose e perennemente ghiacciate.

Dall’arrivo della vecchia seggiovia monoposto lo sguardo rivolto a nord incrociava il Bernina e il sole dell’ultima discesa calava dietro la cresta sommitale del Disgrazia.

“Caspoggio sci d’agonismo” era lo slogan di questo piccolo villaggio alpino, diventato famoso per aver ospitato sin dal 1959 innumerevoli gare di sci di ogni livello e forgiato generazioni di atleti e appassionati.

Il pilota del piccolo gatto delle nevi antidiluviano portava una barba arruffata ed imponente.

I maestri avevano la pelle bruciata dal sole e piedi intelligenti, con cui guidavano sci lunghissimi, disegnando serpentine perfette sui muri ghiacciati.

Per decenni fu centro internazionale di sci d’agonismo, poi lentamente le piste non tennero il passo con la modernità e furono abbandonate, complice l’ormai cronica mancanza di neve alle quote più basse e le alte temperature.

Sono diventato maestro di sci nel 1989, da anni frequento raramente le piste, ma conservo il brevetto, per passione e per una mia personale rielaborazione dell’insegnamento sulla neve, quella vera, soprattutto fuori dai tracciati.

Il tramonto di Caspoggio è l’emblema dello sci come fenomeno del ‘900, ora destinato ad un irreversibile declino.

Leggo sulla stampa locale dei giovani valtellinesi sotto ai 16 anni che potranno sciare gratis nei vari comprensori della Provincia di Sondrio, grazie al sostegno pubblico.

D’impulso potremmo rallegrarci.

Poi penso all’enorme dispiegamento di mezzi e risorse impiegati per il mantenimento dello sci di massa, in nome delle ricadute connesse alla conservazione del “circo” bianco, che registra un incremento esponenziale dei costi gestionali, soprattutto per l’irrinunciabile necessità di ricoprire la pressoché totalità delle piste con neve artificiale al costo di tre euro al metro cubo.

Uno sci “industriale”, con impianti sempre più grandi e costosi che richiede piste “autostrade”, con naturale incremento delle velocità e conseguente ossessione della sicurezza. Un settore dal futuro sempre più incerto.

Forse per la nostra montagna s’impone un ripensamento orientato ad uno sci più “leggero”, destinato agli autentici amanti della montagna bianca, bastevole di piccoli impianti, con neve più vera possibile, quando cade naturalmente dal cielo, lasciando a pochi luna park l’onere insostenibile dello sci industriale.

Se non inizieremo a immaginarcelo, questo rinnovato modo di interpretare la neve, probabilmente sarà lo stesso sistema economico a indurlo e temo non sarà indolore.

Nell’immagine: perdita di controllo sugli sci nel disegno di Carlo Mollino tratto da “Introduzione al discesismo” (1951) primo testo organico per l’insegnamento dello sci in Italia.

 

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