Le cascate isolate e solitarie dell’alpe Vazzeda

La prima luce del giorno illumina i marmi chiari della Cima di Vazzeda mentre percorriamo il “Ciàn de la Lòp”, la piana alluvionale malamente italianizzata in “Pian del Lupo”, quando il toponimo originale deriva dai depositi di scorie (loppa) di antiche attività metallurgiche locali.

La Valmalenco è un autentico concentrato di geodiversità e non occorre essere specialisti per cogliere l’estrema varietà dei caratteri geologici e geomorfologici presenti, basta calpestare e percorrerne creste e pareti. Superata l’alpe Vazzeda inferiore puntiamo dritti verso le belle colate di ghiaccio che solcano la scura fascia rocciosa costituita da anfiboliti. Grossi massi di granodiorite chiara, provenienti dalla soprastante Cima di Valbona, spuntano dai cumuli di neve ventata che riempe il canale di accesso.

Superiamo la cascata che si insinua nella gola centrale, sino a raggiungere il ripiano sommitale illuminato dal sole, un perfetto balcone panoramico che spazia dal Monte del Forno al Disgrazia.

 

 

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