Un secolo di Corda Molla al Disgrazia

Le mani di Ignazio dell’Andrino, guida alpina di Valmalenco, parlano da sé. Le immagino afferrare sicure gli appigli rugosi, sulla rossa cresta di serpentino che si diparte dall’alto del bacino glaciale del Ventina e punta dritta alla vetta. Le immagino impugnare con forza la piccozza ad intagliare innumerevoli gradini nel ghiaccio della ripida cresta sottile e sinuosa che conduce ai piedi dell’ultimo risalto roccioso. Mani forgiate dal lavoro e dalla vita in montagna, che hanno condotto con fiuto e maestria in un giorno d’agosto del 1914 l’avvocato Braccio de Ferrari lungo una nuova via in cima al Disgrazia. Una linea di salita perfetta, elegante ed esposta, in bilico sulla vertiginosa nord che si staglia proprio in fronte. Un luogo selvaggio, uno dei pochi rimasti, splendido e feroce, che sopravvive incurante della presenza umana. Questa è la Valmalenco che mi piace, che ci ricorda che la natura, a dispetto delle devastazioni subite, regna ancora sovrana in quest’angolo di montagna, isolata ed elementare, a cui non serve nulla se non il desiderio di percorrerla verso l’alto. Mic

Altre foto storiche consultabili nel pregevole archivo Corti del CAI Valtellinese

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