Alpe Acquabianca

Il vecchio cartello segnavia è ormai parzialmente inglobato all’interno del tronco di frassino che lo trasforma in una sorta di scultura del tempo unica nel suo genere. La neve è ancora alta, sopra i 2500 metri e il sole scalda piacevolmente la schiena. Condizioni perfette per camminare, correre o semplicemente vagare senza meta lungo la sterminata rete di sentieri della Valmalenco. L’alpe Son è allineata sull’ampio cordone morenico che si estende alla base delle pietraie del Castellaccio, rupe che nasconde tra le sue viscere alcuni minerali rari e preziosi come la Perowskite e la bianca e delicata Artinite. Il passo è piacevolmente attutito da un tappeto d’aghi di larice, certamente migliore di qualsiasi suola ammortizzante. L’alpe Acquabianca compare improvvisamente, nascosta in una grande radura, con al centro una vecchia baita magnifica, vestita di pietra, semplice, essenziale ed incredibilmente distante dai troppi e tremendi “recuperi” edilizi d’alta quota che mortificano e sfregiano tanti alpeggi nostrani. Mic

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