Valmalenco cool rock

Per sfuggire dalla calura di fondovalle e della pianura, le pareti grandi e piccole della Valmalenco sono uno splendido rifugio che ben si presta all’abbinata vacanza alpina + arrampicata. Con l’arrivo dell’estate le Guide Alpine della Valmalenco hanno completato una prima fase di restyling e creazione di nuovi itinerari sportivi presso la falesia dello Zoia, una delle più belle della Valtellina. Accanto alle numerose linee di grado 7 e 8 si sono aggiunti una trentina di vie nuove (in prevalenza tra 5c e 6c). Per l’occasione è stato realizzato un breve video che riassume le proposte verticali e turistiche estive della Valle:

Buone scalate! Michele Comi

LA ROCCIA

Serpentinite (o più comunemente serpentino) è il nome di una roccia metamorfica, risultato di una profonda e lunga trasformazione di rocce preesistenti (peridotiti). Potremmo definirla “bastarda” perché ha forme sinuose e non è facile da leggersi e per via del suo aspetto camaleontico. Osservata in frattura ha un colore verde cangiante, sovente accostato a nere macchie di magnetite o sottili filamenti di amianto, mentre in superficie colpisce per la sua mutevolezza: dal grigioverde, al grigioperla brillante, per passare al rosso in tutte le sue sfumature, toccando persino il giallo e il nero. La Valmalenco è il regno del serpentino come la Val Masino è quello del granito e in tutte le Alpi vi sono ben poche altre località dove è possibile arrampicare su questa roccia magnifica. La valle è tutta un mare di affioramenti, un caotico mare di strutture rossastre che emergono dal bosco, che sfilano sui pascoli oltre i duemila metri, che formano canyon, guglie, pilastri e che culminano in alto con i 3678 metri del Monte Disgrazia. Il serpentino è una grande roccia per arrampicare: appigli invisibili e ruvidi compaiono miracolosamente se solo sì è avuto il coraggio di avanzare sulla parete apparentemente liscia. Il sole del tramonto colora l’arrampicata con calde e fantastiche tonalità, tanto da rendere le pareti somiglianti alle note ed esotiche pareti australiane dei Mount Arapiles. Enormi pance rossastre striate di nero, lisce e luccicanti per l’azione modellante dei ghiacci, percorse da fessure e lame; placche rugosissime, a gocce d’acqua che, colore a parte, sembrano calcare; intrichi di rugosità e fessurine, sequenze incredibili di appigli e reglette, un terreno di gioco dove la tecnica e l’intelligenza arrampicatoria hanno il sopravvento sull’uso della forza. Le fessure sono un vero paradiso per nut e stopper e chi ama il gioco di salire creando, non troverà terreno migliore e più impegnativo per le sue meningi.

STORIA

Le pareti dell’alta Valmalenco di Campo Moro e della Val Poschiavina sono una vasta ed interessante area in quota per la pratica dell’arrampicata a tutti i livelli ed in tutte le sue forme. La quota media che si aggira attorno ai 2000 metri di altitudine e una straordinaria cornice ambientale d’alta montagna con i laghi artificiali di Campo Moro e Gera sono da anni un luogo privilegiato per gli arrampicatori in fuga dalla calura estiva dei fondovalle. I primi a cimentarsi su questi rossi muri di serpentino, furono, a partire dal 1970, le guide locali Angelo Parolini e Celso Nana, che con Roberto Dioli aprirono alcune vie destinate a diventare delle classiche, come il Diedro Flic e Floc al Toro Seduto in Val Poschiavina. Nei primi anni ‘80 giunsero i “Sassisti” che anche qui portarono la loro filosofia del gioco-arrampicata, con Giuseppe Miotti, Guido Merizzi e Lodovico Mottarella. Alcune delle loro salite rimangono un bell’esempio di estetica e di difficoltà. L’opera esplorativa proseguì negli anni seguenti fino agli anni ‘90 dove Walter Strada e C. scoprirono e salirono altre linee avventurose sulle strutture più remote, assieme a Michele Comi attivo sulle strutture prossime al Rifugio Bignami e all’Alpe Gembrè. Lo sviluppo dell’arrampicata sportiva portò in questo periodo, il primo 8a della zona superato da Daniele Pigoni, (Are you ready) sulla Parete della Diga. Parallelamente si sviluppa la chiodatura sistematica con ancoraggi fissi delle pareti più interessanti e facilmente raggiungibili come le falesie del Deposito Inerti e del rifugio Zoia, poi rivelatasi una delle più belle dell’intera Valtellina. I protagonisti di questa nuova fase furono le guide Massimo “Vigneron” Bruseghini e Augusto Rossi. Massimo liberò tutte le vie di alta difficoltà sulla parete dello Zoia e Augusto Rossi intraprese una grande e silente opera di chiodatura che continua ancor oggi. Dopo il 2001, Luca Maspes “Rampikino” e C. contemporaneamente alla guida Augusto Rossi, hanno completato l’attrezzatura di numerose vie alte fino a 350 metri, con chiodatura sistematica e rapide discese in doppia. Negli ultimi anni Gerry Miotti, Gino Notari, Matteo Maternini e Fabio Sertore hanno ampliato il terreno di gioco sportivo sulle pareti dello Zoia le cui pareti sono state oggetto di visite illustri, tra cui nel 2012 quella del fuoriclasse Ceco Adam Ondra che ha ripetuto le linee più belle della zona. Nel 2013 si è attivata, ad opera delle Guide Alpine della Valmalenco con il contributo dell’Unione dei Comuni lombarda della Valmalenco, la sistemazione delle aree d’arrampicata con sostituzione degli ancoraggi obsoleti e creazione di nuove vie. La prima fase di lavoro ha interessato le pareti dello Zoia con restyling completo e creazione di 26 nuove lunghezze. Le possibilità offerte da quest’area sono ben lungi dall’essere esaurite: le tante pareti nascoste è più lontane attendono ancora fantasiosi arrampicatori di domani.

FALESIA ZOIA, COME ARRIVARE

Da Sondrio indicazioni per Valmalenco e quindi Lanzada, Franscia e Campo Moro (32 Km strada asfaltata). Parking nei pressi del Ristoro Campo Moro, indi in pochi minuti a piedi al rifugio Zoia e alle pareti.

ISTRUZIONI PER L’USO

Si rammenta che le pareti, incluse quelle con protezioni fisse, non sono da considerare strutture sportive gestite e custodite. L’esposizione agli agenti naturali fa sì che la roccia e la chiodatura possono essere soggette ad un naturale deterioramento e modificazione. E’ buona norma attivare tutte le azioni di auto-protezione indispensabili per chi pratica attività in montagna e all’aperto. Eventuale tracciatura di nuove vie, loro localizzazione e difficoltà, devono essere segnalati al sito www.guidelapinevalmalenco.it Rispettate l’ambiente ed il silenzio circostanti e non abbandonate rifiuti.

 

 

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