Maurice Herzog

Se ne è andato alla veneranda età di 93 anni Maurice Herzog, primo salitore di un 8000, l’Annapurna nel 1950, in cordata con Luis Lachenal. Da ragazzo, leggendo il suo libro “Uomini sulla Annapurna”, assieme all’altrettanto epico “E’ buio sul ghiacciaio” del grande Herman Buhl (primo salitore in solitaria del Nanga Parbat nel 1953), con le loro lunghe descrizioni, i nomi esotici e le foto in bianco e nero, fui conquistato dall’avventura.

Mi affascinavano gli scenari di quelle esplorazioni; era come se intorno a me si levassero le montagne dell’Himalaya con le spaventose pareti di ghiaccio. Leggevo e rileggevo quelle righe e sognavo di essere uno di quelle piccole sagome disperse nell’immensità della montagna che lottavano per sopravvivere nell’aria rarefatta. I dettagli cruenti, con morti e mutilazioni facevano naturalmente parte della storia così come lo slancio eroico ed invincibile verso la vetta, la cui retorica risentiva piuttosto chiaramente di quel momento storico.

“Sentivo che avevo i pedi congelati, ma non ci badai. Eravamo sulla più alta montagna mai scalata dall’uomo!…Ero consapevolmente grato alle montagne per essere così belle per me quel giorno e altrettanto soggiogato dal loro silenzio come se mi fossi trovato dentro un tempio. Non provavo nessun dolore, non avevo nessuna preoccupazione”.

Alcuni anni fa ebbi l’occasione di incontrarlo. A Roma, nel 1998 ero ad attenderlo all’aeroporto, era l’ospite d’onore in un convegno sulla montagna organizzato dal Comitato Ev-K2-CRN. Ricordo la vigorosa stretta della sua mano, seppur priva delle dita e il portamento raffinato, elegante, che ricordava un divo hollywoodiano alla Clark Gable. Mic

 

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