“Monstre”

Ottima raccolta funghi in quel paradiso terrestre dell’arrampicata che si chiama Yosemite Valley. Breve premessa: facendo la guida, oltre ai clienti “prestigiosi”, ho avuto l’occasione di accompagnare e in un certo senso di creare un tipo di clienti della categoria “Monstre”: talmente presi e folgorati dalla montagna  che, in alcuni campi, sono diventati più bravi di me. Nonostante non mi fruttino più neppure un copeco, con tutti loro siamo rimasti amici e continuiamo a frequentarci, a cena tra famiglie  nelle feste comandate, dove ricordiamo i vecchi tempi, oppure in montagna per vicendevole diletto. L’ultimo “Monstre” della serie, che è venuto a disturbare i miei piani di una serena decadenza arrampicatoria, è senza dubbio l’Andrin Sommaruga, assicuratore in quel di Rho. Andrin ha iniziato ad arrampicare nell’autunno 2001 (bei tempi nei quali lo impressionavo divertendomi sulle vie classiche della Val di Mello) e alla seconda scalata, esattamente all’attacco di Cattoalcolisti, mi ha chiesto se in primavera saremmo potuti andare in Yosemite. “Stu chi l’è matt” pensai tra me e me facendo finta di consultare l’agenda prima di confermargli la mia disponibilità. Così nella  primavera  del 2002  mettiamo  subito in atto la prima scalata “seria”: la via Salathe al Capitan, 33 lunghi tiri che si insinuano lungo il monolite più famoso del mondo. L’Andrin arrampica da secondo sul Free Blast (la prima decina di tiri) per poi salire coi Jumar dall’Hollow Flake in su. Tutto sommato non male come introduzione alle vie d’ambiente  e prima pietra  di una escalation arrampicatoria impressionante. Il 2003 è la volta del Nose che tira da capocordata per circa un terzo, mentre nel 2004 pianta il primo chiodo della sua vita sul primo tiro di Zodiac (bella scuola) tirandosi da capocordata metà della via. Come nella grande tradizione pugilistica americana (Boom Boom Mancini, Sugar Ray Leonard, Marvin Hagler Marvelous…..) inizia la sfilza di soprannomi che gli amici cominciano ad appioppargli diventando così “Andrin testadecazz Sommaruga” da pronunciare con la dieresis sulla u. Nel 2006 saliamo la regular NW all’Half Dome in un giorno più una mezza mattinata ed ormai mi fa andare da capo solo per dare il contentino al vecchio zio. Nel 2007 mi coinvolge nell’arrampicata libera con la  salita alla Salathe-Steck sulla Sentinel Rock , un orribile susseguirsi di camini e fessure offwidth che, a parte la grande soddisfazione, hanno l’effetto di spremerti come la centrifuga di una lavatrice. Ce la giochiamo ancora più o meno alla pari, ma capisco che “l’Andrin” sta prendendo il volo. Qualche giorno dopo andiamo a rilassarci sulla “Lurking Fear” al Capitan, che saliamo in bello stile, bivaccando la prima notte su una scomoda cengetta al decimo tiro. Dormiamo così-così, ma la  strategia  ci permette di lasciare a casa l’ingombrante portaledge  e di entrare nel club dei “Faster parties”. Ormai ci si alterna da capocordata non più come nel rapporto guida-cliente, anzi è tanta la fame di roccia dell’Andrin Testadecazz che alla fine me ne lascia non più di un terzo da capocordata. Nel frattempo frequenta degli arrampicatori americani che gli insegnano i trucchi del mestiere sulle infami fessure e nei camini yosemitici. Lui beve come un morto di sete tutti gli sgami del mestiere, diventa sempre più bravo e a sto punto per gli amici il suo nome si evolve in “Andrin Testadecazz Lucumutiva Sommaruga”, per la progressione inesorabile sulle fessure. Io ormai lo seguo nei suoi deliri, sbuffando, grugnendo e soffrendo la trasformazione catartica del considerare le fessure , non più dei meravigliosi luoghi dove inserire friend e nut ai quali attaccare serenamente una staffa, ma delle nere ed ossessive vie per l’inferno da affrontare in arrampicata libera. Il mio braccione si ingrossa a dismisura su New Dimension (dove linka i tiri), Butterball,  Moratorium, English Breakfast, Crack a go-go…….. tutti gioielli della leggendaria arrampicata libera americana. Per farla breve: se l’arrampicatore medio europeo si muove al primo impatto con Yosemite su difficoltà medie di 5,8 il nostro ( un vero maestro nella veloce arte di proteggersi coi friend)  ormai si porta a casa serenamente il 5.11d  a vista, che è un grado enorme e non corrisponde mai e poi mai al grado equivalente della scala francese. E veniamo agli anni più recenti: Andrin  si è costruito una bellissima casa a Yosemite West, a mezz’ora dal Capitan e a un quarto d’ora dal  Rostrum, che ormai sale con la stessa disinvoltura di Luna Nascente. In questo modo riesce finalmente ad eliminare la fastidiosa limitazione del soggiorno in valle (contingentata a due settimane) e le penose code per prendersi un posticino a Camp 4, per dedicarsi con maggiore serenità alla cura yosemitica. Lusingandomi con false  promesse di scomodi bivacchi su dure vie in artificiale che sarebbero (ancora per poco) terreni a me più congeniali, mi invita in Yosemite a metà dello scorso settembre. La trappola scatta non appena prendo posizione nel morbido lettone dal quale domino attraverso le enormi vetrate del soppalco la Sierra Nevada.  Mi rendo conto che sarà ben difficile abbandonare le mollezze dei bivacchi al Pio Albergo Sommaruga per andare a bivaccare su qualche misera cengia.  Quindi niente Big Wall, ma un menù a base delle assurde vie scelte da quello che ormai è diventato “Andrin Testadecazz Artiglio Sommaruga”. La raccolta funghi inizia cazzeggiando su Red Zinger (5.11d prima libera di Ray Jardine) e Meatgrinder, un selvaggio diedro di 5.10c in grado di togliere il fiato a più di un nostro top climber. Complici le corde sempre più lunghe che Artiglio-Lucumutiva acquista, saliamo il Rostrum all free, linkando i primi 4 tiri in due lunghezze “monstre” da 50 metri e passa. Impietosito dallo zio, Testadecazz abbassa per un attimo il tiro e saliamo, finalmente in alternata, il Northeast Buttress dell’Higher Cathedral, 11 tiri di bellissima arrampicata (il più bel 5.9 di Yosemite) finalmente più umana.Ma la serie di polpette avvelenate è dietro l’angolo: così negli ultimi tre giorni del nostro soggiorno saliamo la dura Hearth of Stone al Fairview Dome, con un diedro di 5.12 mancato per un soffio da Artiglio Sommaruga e la lunga  e intimidente (con una corda sola e senza possibilità di calata) West Face del Capitan, dagli obbligatori duri e dalla relazione sommaria. Per non fare troppo tardi nelle ormai corte giornate autunnali, ho obbligato Lucumutiva a sporcare la sua impeccabile salita all free della via obbligandolo, sul tiro di 5.12, ad una onesta e più veloce mungitura di quei favolosi ed comodissimi attrezzi che rispondono al nome di friend. Siamo scesi dal Big Bros alla luce delle pile arrivando a casa in tempo  per la cena. Alla fin della fiera, quello che mi piace di questa storia è: da una parte la soddisfazione di aver contribuito a liberare il mostro, dall’altra il fatto che L’Andrin non è un “Simuladuu” termine usato in Valmalenco per definire un soggetto dedito  all’autoreferenzialità. Lui arrampica per il piacere di arrampicare e ha solo voglia di migliorarsi: il resto non gli interessa. Infine devo dire che accompagnarlo nei suoi deliri arrampicatori fa bene anche a me, perché tirare per tre settimane di fila le braccia nelle fessure yosemitiche mi ha veramente allenato. Mi sarebbe piaciuto un sacco impressionare qualche ignaro cliente su Oceano Irrazionale, il più bel 5.7  della Val di Mello. Peccato che la stagione sia ormai finita.

P.S Testadecazz Artiglio Sommaruga, in compagnia del suo inseparabile amico Gnerrone, l’estate scorsa ha scoperto in Piemonte una  falesia, incredibilmente vergine, piena di fessure dove ha aperto delle bellissime linee con tiri lunghi anche 40 metri e spit solo alle soste. Le “grada” con umiltà, attenendosi strettamente ai canoni “americani”, attirandosi così severi anatemi  e irritando non pochi top climber che hanno difficoltà a salire su “banalissimi” 5:10d. Provare per credere! Masescu

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