Archive del 2009

Freeride Tonale

lunedì, 21 dicembre 2009

Terminato l’aggiornamento triennale dei Maestri di sci sulle piste del Tonale, con un manipolo di colleghi, abbiamo disceso l’intonso fuoripista sotto la funivia.

L’avvicinamento alpinistico, lungo un canale esposto, da accesso ad un fuoriposta da sogno!

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Prestigiosi

domenica, 13 dicembre 2009

Ieri sulle nevi del Palù in concomitanza con l’inaugurazione della nuova Mountainroom, direttamente sulle piste da sci, si è svolta l’assegnazione della meritatissima magnum di pregiato vino valtellinese riservato ai Prestigiosi 2009.

Cristina, Graziano e Teodoro si sono messi nello zaino un vino superbo, il Prestigio, eccellenza della Casa vinicola Triacca, simbolo perfetto della cavalcata alpina che ha portato i nostri amici a raggiungere il traguardo del Gran Prestigio delle Alpi. www.triacca.com

Le Guide Alpine, chi sono costoro?

sabato, 5 dicembre 2009

Le Guide alpine sono alpinisti in attività che per divenire membri dell’UIAGM (unione internazionale delle associazioni guide di montagna) hanno superato una serie di esami teorici e pratici della durata minima di 4 anni sulle varie materie che concernono la pratica alpinistica e la conoscenza della montagna: scialpinismo, roccia, ghiaccio e misto. Per legge sono le uniche figure professionali abilitate all’insegnamento dello scialpinismo e fuoripista, all’accompagnamento di singoli e gruppi su qualsiasi terreno di montagna o impervio in qualsiasi zona del mondo. Le Guide hanno per legge stipulato una polizza di responsabilità civile e sono inoltre tenute a frequentare periodicamente corsi di aggiornamento pena la cancellazione dall’Albo professionale.

Peppino Mitta 1930

La Guida malenca Peppino Mitta alla Capanna Marco e Rosa, anni ’30 del secolo scorso.

Granito, massi multiformi e antichi fortilizi

lunedì, 30 novembre 2009

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L’azzeramento delle distanze consente a tutti di trasformarsi in esploratori in pochi istanti.

Arrampicata ed alpinismo non sono immuni da questa gran velocità e facilità d’accesso ai luoghi e confini del mondo d’un tempo.

Frenesia, voglia d’esotico e di ripetizione, non intercettano però tanti siti nostrani di grande potenzialità e bellezza mozzafiato.

Intanto, solo rari “curiosi dei luoghi e “indigeni” straordinari, poco inclini all’omologazione, si gustano appieno una natura in cui è bello lasciarsi totalmente immergere.

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Momenti d’autunno

domenica, 8 novembre 2009

Novembre è la stagione morta delle valli alpine, quando gli alberghi chiudono e i paesi si trasformano a momenti in luoghi fantasma.

Le giornate si accorciano e i versanti assolati si fanno cercare.

Nonostante ciò la montagna in questo periodo è davvero speciale.

L’aria si fa fredda e tersa e si vede lontano, il bosco è una tavolozza di colori.

Più in basso le nebbie si addensano e ristagnano nella pianura operosa.

Con un po’ di astuzia è possibile fare ancora qualche bella arrampicata scegliendo le pereti meglio esposte al sole.

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Isacco tra le foglie.

Giardino delle bambine leucemiche – Val di Mello

lunedì, 19 ottobre 2009

Sabato, con Cristina e Graziano, in una giornata dalla temperatura polare, abbiamo salito una rarità che appartiene all’archeologia mellica: “Il giardino delle bambine leucemiche”.

Per quanto riguarda l’origine del nome rimando alle biografie del guru Guerini.

Scalata in puro stile avventuroso dei primordi su una splendida placca sospesa sotto un’enorme arco di pietra.

Via tortuosa, discreti run-out tra le protezioni vecchio stile e un po’ di fiuto nello scovare la linea migliore.

Davvero tenaci i miei compagni di salita in questa nostra “prima invernale”.

Michele Comi

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Graziano al termine della lama prima della grande placca di granito.

Walter Bonatti

giovedì, 15 ottobre 2009

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Sulle ali della Marinelli

martedì, 13 ottobre 2009

La capanna Marinelli-Bombardieri o più comunemente “la Marinelli” rientra a pieno titolo tra i rifugi storici dell’arco alpino.

Il primo semplice ricovero per alpinisti fu eretto nel lontano 1880, subito dopo la prima fase esplorativa del gruppo, condotta dai grandi viaggiatori, per lo più anglosassoni, inventori dell’alpinismo.

Si trattava di una piccola casetta in pietra, che consentì l’accesso dal lato italiano all’allora semi-sconosciuto versante meridionale del Bernina.

Negli stessi anni presero servizio in valle le prime guide alpine locali.

Ai primi del novecento iniziò il servizio di gestione estiva, dei fratelli Mitta, di Torre di Santa Maria, la cui gestione continuò per quasi mezzo secolo.

La struttura venne via via ampliata, soprattutto in concomitanza con la sua frequentazione da parte degli alpini, negli anni del primo conflitto mondiale, che videro le montagne del Bernina presidiate, seppur non teatro di battaglia.

Drammatici furono comunque le perdite, non causate dai proiettili, ma dalle valanghe che nell’aprile del 1917 travolsero in due occasioni 24 militari che operavano in zona.

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Veduta dal rifugio Marinelli in una foto d’epoca.

L’epoca tra le due guerre fu un periodo di grande fermento e popolarità del rifugio, sede permanente di corsi di alpinismo estivo dei giovani studenti universitari e crocevia alpinistico di grande importanza.

In quegli anni una decina di guide malenche stazionavano per l’intera estate al rifugio, accompagnando i numerosi clienti sulle vie più rinomate del gruppo, mentre le giovani malenche di servizio al rifugio scendevano a prender l’acqua alla fontana posta più a valle col «bagiul» (legno ricurvo agli estremi, che reggeva i secchi).

A qei tempi gli alpinisti diretti al rifugio partivano dal fondovalle.

Dai 1000 metri di Tornadri su fino a Franscia, poi lungo una splendida mulattiera sino all’Alpe Foppa e Musella, quindi verso i luoghi alti, i rifugi Marinelli e Marco e Rosa.

Da queste parti passò nel lontano 1861 la signora Freshfield assieme al giovane figlio Douglas William (che diventerà uno dei più noti alpinisti inglesi, Presidente dell’Alpine Club e decano dell’istituto geografico di Oxford).

Nell’ampio resoconto del trekking d’antan, che possiamo leggere in”A summer tour in the Grisons and the italian valleys of the Bernina”, la signora Freshfield, a proposito degli ambienti attraversati, racconta entusiasta di “un meraviglioso sentiero alpino, dei carbonai e delle malghe, delle donne e dei bambini, delle mucche e delle capre che se ne vanno in giro in quella valle pittoresca”.

Negli anni ’50 del secolo scorso fu realizzata la carrozzabile di servizio agli impianti idroelettrici sino ai 1900 metri di Campo Moro, oggi punto di partenza per escursioni e salite in quota.

Più in alto tutto è rimasto così come la comitiva anglosassone l’aveva descritto: un luogo di grande pregio naturalistico, di importanza storica e con un valore turistico indiscutibile.

I nuovi accessi automobilistici migliorarono quindi l’accessibilità al rifugio che, a partire dal dopoguerra, subì una serie di ampliamenti per far fronte alla crescente frequentazione, cui contribuirono i gestori di allora: la celebre guida Cesare Folatti, che subentrò ai Mitta, il quale passò, molti anni dopo, il testimone ai fratelli Lotti di Chiesa Valmalenco anch’essi guide alpine dalla tempra inossidabile.

L’alpinismo si trasforma quindi in pratica di massa e il rifugio raggiunge la capienza di oltre 200 posti, è il boom delle gite dei Club Alpini, delle organizzazioni del dopolavoro e degli oratori.

Si susseguono poi le gestioni di Bruno Masa, Enrico Gianatti e Massimo Pozzi.

Nel 2009 la conduzione ritorna ad una guida di Valle: il caspoggino Giuseppe Della Rodolfa.

Nell’ultimo decennio si assiste ad una generalizzata riduzione della frequentazione dei luoghi alti.

Cala il numero degli alpinisti, complice anche le mutate condizioni delle montagne che, a causa delle elevate temperature del ritiro dei ghiacciai, si presentano in condizioni spesso difficili.

Nell’estate del 2006 la guida alpina Paolo Masa diretto al Roseg, ritrova sulla superficie del ghiacciaio di Scerscen superiore i resti mummificati di un alpinista.

Dall’analisi dell’attrezzatura e dai brandelli di un vecchio quotidiano, si arriva alla conclusione che le spoglie sono riconducibili ad uno scalatore di lingua tedesca della fine degli ’20 del secolo scorso.

Oggi la quasi totalità delle cordate in partenza dalla Marinelli è diretta al Bernina.

Restano per lo più deserte le mete abituali di un tempo: le vie di misto dirette al Piz. Roseg, allo Scerscen o alla Cresta Guzza, così come l’aerea e panoramica traversata nevosa dall’Argent allo Zupò.

Ciò rende queste montagne davvero himalayane, per la vastità degli ambienti attraversati e per la sensazione di isolamento che si prova.

A dispetto della tradizionale vocazione al ghiaccio e al misto di queste pareti, numerose sono anche le possibilità di arrampicata su roccia, anche nei pressi della nuova palestra di roccia attrezzata a due passi del rifugio dalle guide della Valmalenco nel 2008.

La Marinelli e le sue montagne si confermano quindi una meta ambita per escursionisti e scalatori.

Le nuove stagioni indicano una rinnovata passione soprattutto per chi sa apprezzare l’unicità dei luoghi.

Volete vivere una forte emozione e gustarvi uno scenario grandioso? Provate a raggiungere il rifugio seguendo il selvaggio vallone di Scerscen, oppure scegliete il momento giusto, percorrete verso sera il sentiero che dalla Bocchetta delle Forbici va alla Marinelli e godetevi il tramonto sulle cime Roseg, Scerscen, Bernina, con il sottofondo musicale dei torrenti che nascono dai ghiacciai.

E’ un’esperienza indimenticabile.

Michele Comi Guida alpina

Tratto da Orobie – ottobre 2009 – grandi rifugi di Lombardia

Val di Mello – Mixomiceto

martedì, 29 settembre 2009

Alcune vie della Val di Mello, nonostante le difficoltà non estreme e lo sviluppo modesto, sono davvero speciali.

E’ il caso della fotogenica Mixomiceto; uno dei percorsi storici della Valle, che corre parallello alla spumeggiante cascata del Ferrro.

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Antonella sulle levigate placche adiacenti alla cascata del Ferro

Mike Bongiorno

martedì, 8 settembre 2009

Dopo Cassin un altro grande vecchio se ne è andato.

Monumento vivente non di alpinismo, ma di televisione e comunicazione, anche se da sempre appassionato di montagna.

Non vorrei aggiunger nulla alla moltitudine di commenti e coccodrilli in circolazione.

Altri sapranno farlo meglio di me.

Solo ricordare una persona schietta, sicuramente gran professionista, che ebbi modo di conoscere nella spedizione polare del 2001.

Mentre ero avvolto da un camice e maschera bianca, intento ai prelievi di neve sulla calotta polare mi chiamava curiosamente “gelataio”….

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Mike Bongiorno e Michele sulle nevi del Plateau Rosà durante i preparativi alla spedizione polare del 2001.